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BMW R75/6 “HUSKYMER”: la rivolta svedese

La scrambler realizzata da Mokka Cycles può piacere o non piacere ma non possiamo dubitare della sua originalità. Estrema la scelta di partire da un classico del mondo cafe racer come la teutonica serie R e poi lavorare in direzione totalmente opposta, secondo i criteri cross-scandinavi dell’Husqvarna. Vediamo insieme come.

Toro Scatenato

FUDO, il demone della montagna

cafe racer honda transalp

 

Testo Francesco Bucci  /  Foto Magnet officina creativa

Vengono da Gallio (VI) e non le mandano a dire: loro, le cose, le fanno.
Un’officina, uno studio di tatuaggi, un negozio di chincaglierie vintage. Tre amici e un’unica grande passione per le moto “vere”, quelle recuperate in garage polverosi e riportate in vita con sudore, competenza e fantasia. Sono i ragazzi di Rice Eaters Garage, giovane progetto artigianale il cui nome omaggia il mondo delle moto giapponesi e la cultura del paese del Sol Levante. Niko si sporca le mani occupandosi di meccanica e assemblaggio mentre Hellbovi pensa a design e decorazioni. Infine Gnagno gestisce l’aspetto social, i forum e la rivendita dei pezzi smontati dalle motociclette “sotto i ferri”.

 

 

 

Nonostante appena un anno di attività, i “mangiatori di riso” hanno già dato alla luce tre special, due chopper e un bobber, con cui hanno partecipato al Gran Ferro di Bologna e al North East Custom show di Mestrino.
Noi siamo qui a parlarvi della loro ultima creazione, il primo scrambler: FUDO. Demone giapponese, Fudo “della montagna” come nel manga Ken il Guerriero, la scrambler nata tra i monti vicentini è concepita secondo uno stile rude, rugginoso, che vuole farci percepire l’abbandono tra i boschi e l’invecchiamento del metallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La base è un’Honda Transalp xl600V Enduro del ’91: scarenata, smontata pezzo per pezzo e completamente revisionata, la Fudo ha preso forma un elemento alla volta. Il serbatoio di un vecchio Honda VF750 riverniciato per l’occasione in color ruggine. Eliminata la plancia si è optato per un contachilometri più piccolo e un faro esterno con attacchi alla forcella. Parafanghi e vani sottosella sono stati ridisegnati e assemblati con metalli di scarto, verniciati in verde petrolio e poi decorati con una doppia stripe asimmetrica dorata. La sella, dapprima disegnata con una sagoma di cartone, è stata realizzata da un tappezziere locale utilizzando la pelle di un vecchio divano. I cerchioni, anch’essi dorati, sono originali e montano pneumatici Dunlop Trailmax per terreni accidentati. Per lo scarico si è optato per un Megaton su collettore originale.

 

 

Le modifiche al telaio, così come il montaggio, sono state integralmente realizzate dai Rice Eaters, nella loro piccola officina. Persino la verniciatura è realizzata artigianalmente, senza ricorrere ad un forno industriale: le scelte cromatiche, con verde, marrone e grigio dominanti, richiamano ancora una volta gli alberi e le rocce del vicino altopiano di Asiago.
La storia che ci hanno raccontato Niko, HellBovi e Gnagno parla chiaramente di freddo e terra, di erba verde e metallo. Di un dio della montagna che ci osserva senza giudicarci. Questa è FUDO e loro sono Rice Eaters Garage.