Yamaha RX 135: lo Steampunk secondo Bull City Customs

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Testo  Francesco Bucci   /   Foto  Bull City Customs

Nuova Delhi, India.

Odore di spezie e di terra battuta. Di uomini che si scontrano, di città caotiche e di una natura sconfinata e spesso ostile, proprio dietro l’angolo. Tra tradizione e progresso, tra scienza e pesanti retaggi religiosi: è questo l’ambiente che ha sempre conosciuto Reginald Hilt, fondatore di Bull City Customs. La sua storia è comune a quella di molti preparatori, i motori fanno parte della sua vita da sempre: la passione del padre, il via-vai di motociclette nel garage, gli occhi sgranati di un bambino su di un mondo avventuroso e affascinante. Poi la scuola di design, le prime modifiche alla sua Royal Enfield 350 Electra, e la decisione di trasformare la passione in lavoro: Reginald pensa fuori dagli schemi ma decide di non sacrificare la funzionalità sull’altare dell’estetica.

Le moto sono fatte per essere guidate, non esibite come trofei.

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“Volevamo realizzare una cafe racer che sembrasse un giovane punk e metallaro che ti sfugge dalle mani prima che tu riesca ad acchiapparlo… e la Yamaha 135 era perfetta per questo”

La base della sua ultima preparazione è una Yamaha RX 135: concepita per un uso cittadino, gli imperativi da perseguire erano facilità di guida e look aggressivo. Recuperata in pessime condizioni in uno sfasciacarrozze, è stato chiaro fin da subito che la filosofia di questa cafe racer doveva essere “dura e pura”, tipica di una moto uscita da un rugginoso garage piuttosto che da una scintillante showroom. Steampunk è la parola chiave: stile crudo, ossidazione naturale per le parti in metallo, a metà tra armatura medievale e macchinario della prima rivoluzione industriale.

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Al momento dell’acquisto il telaio è talmente abbozzato che Reginald considera seriamente la possibilità di ricostruirlo da capo. Il motore va riparato (fortunatamente è molto diffuso in India e i pezzi non mancano) ma ruote e serbatoio mancano completamente. Una volta rimesso a punto il telaio e il 135cc con un carburatore adeguato si comincia a profilare il layout finale: ruote della Honda Extreme, sospensioni di una FZ e freni di un CBR 250. Poi inizia il lavoro pesante alla fresa: semimanubri adattati alle sospensioni anteriori, serbatoio, codino e addirittura faro totalmente handmade.
Nel comparto elettrico gli interventi sono pochi per via della scelta per il solo avvio a pedale: i restanti cavi sono facilmente nascosti sotto sellino e coda. Restano le pedane, croce e delizia di ogni preparatore: il creatore di Bull City ne smonta e rimonta a decine prima di optare per quelle di una FZ, che si sposavano bene con l’estetica cafe.

L’affilato ferro indiano adesso è davvero pronto per battere le strade di Nuova Delhi… voi che ne pensate?