XJ600 Cafe Terror: brutalità e stile

Sono polacchi, i ragazzi di Custom Operational Group, e hanno voglia di costruire qualcosa che costringa la gente a voltarsi stupita e intimorita. Una Yamaha XJ600 dell’86 è la base ideale per questa build agguerrita, il nome? CAFE TERROR!

Testo   Francesco Bucci  /   Foto  Cuore Foto

Quando ti alzi la mattina e decidi che la prossima moto che costruirai si chiamerà “Cafe Terror” devi avere le idee ben chiare. Deve essere una moto cattiva, potente e prepotente, che strappi uno sguardo d’intesa alle ragazze che passeggiano per strada ed uno d’invidia agli altri motociclisti. Piotr di Custom Operational Group, officina di casa a Varsavia, sceglie una vecchia Yamaha XJ600 del 1986 per compiere l’impresa e la stravolge totalmente per dar vita alla bestia che vedete in foto.

Parliamoci chiaro: la XJ600 era una moto esteticamente inguardabile. La prima cosa che quindi Piotr fa quando si accosta alla moto e strapparle “i vestiti”: via tutta la carena plasticosa dal sapore anni ’80 e spazio alla vista per il bel motore. Già, il motore. Il DOHC Four montato da Yamaha è il primo esempio di motore giapponese a 4 cilindri con 600 cc: è una scelta che influenzerà il mondo delle competizioni visto che è proprio la tipologia scelta per la Moto2 e per la categoria “Supersport” del TT.

Una moto aggressiva, bassa, compatta e capace di conquistarsi il rispetto sulla strada. Una “muscle car” in mezzo alle motociclette.

La prima cosa che Piotr fa quando decide di ripensare la XJ dal punto di vista estetico è cambiare il serbatoio: è necessario partire da lì se si vuole dare un’impronta decisa e coerente alla propria build. La scelta cade sul serbatoio di una Kawasaki KZ, che poi verra dipinto nel classico Yamaha Yellow con bande bianco e nere. Il serbatoio è abbracciato da semimanubri con manopole in pelle che richiamano il colore della sella, una nuova strumentazione essenziale, così come frecce e specchietti. Il tocco di classe, a rendere lo “sguardo” della Cafe Terror ancora più minaccioso, è il faro preso di peso da un veicolo russo da guerra.

Ma la Cafe Terror non sarebbe così aggressiva senza il suo grugno: il puntale realizzato artigianalmente è un dettaglio che dimostra in modo ancora più chiaro le “cattive intenzioni” dell’officina polacca. Il tutto unito ad una forcella anteriore accorciata di circa un pollice ed i nuovi pneumatici Dunlop K360 a dominare l’asfalto con sicurezza.

Un intervento importante ha interessato il posteriore e l’impianto elettrico: il telaio è stato tagliato ed accorciato (originariamente prevedeva lo spazio per montare le borse laterali) e Piotr a saldato a mano un nuovo codino partendo dall’acciaio di un serbatoio Wierchowina, storico marchio polacco pressoché sconosciuto fuori dall’est Europa. Sotto di esso, in una scatola realizzata appositamente, Piotr ha fatto convogliare l’intero complesso di cavi, assieme alla centralina e alla nuova batteria al gel: un lavoro di fino per non lasciare scoperto nemmeno un cavo.

La sella in cuoio ruvido e lavorato “alla vecchia maniera” è di un bel marrone scuro che richiama gli stivali delle uniformi sovietiche: il nostro soldato giallo è quasi pronto a terrorizzare le strade di Varsavia.

L’ultimo grosso lavoro riguarda il motore con l’innesto di carburatori Mikuni e la realizzazione artigianale del bellissimo impianto di scarico 4-to-4 con la coppia di silenziatori su ogni lato: sono questi che fanno tuonare la Cafe Terror come davvero merita.

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