Triumph Trident: il ritorno di Koelliker

La sfida impossibile di Bruno Avvenente era quella di trasformare una moto moderna bialbero in una cafe racer da corsa anni Settanta in perfetto stile inglese. Per farlo si è ispirato alle moto di Bepi Koelliker

Testo Ludovica Schiaroli                                 Foto Ugo Roffi

La moto gli calza a pennello come un abito di sartoria tagliato su misura. E non poteva essere diversamente, visto che con la White Devil Bruno Avvenente ha costruito la moto della vita: una Triumph Trident 750 del 1996 trasformata in una cafe racer corsaiola stile anni Settanta, come quelle “Bepi Koelliker” preparate da Domenico Pettinari.

Studio, disegni e lavoro alle macchine, utensili per costruire il pezzo giusto, filologicamente perfetto, che richiamasse lo stile anni Settanta, quando anche Avvenente correva in motocicletta. Classe 1952, Bruno Avvenente fa parte della “vecchia scuola” genovese, quelli che le moto prima se le preparavano e poi ci andavano a correre. Oltre cinquanta gare disputate, fra queste anche la mitica 24 Ore Endurance Bol d’Or (due volte), entrare nel suo box-officina vuol dire ripercorrere trent’anni di motociclismo italiano. «In quegli anni avevo una Trident 750 – racconta Avvenente – me l’ero fatta come quelle preparate da Pettinari, bellissima nella sua semplicità, aste e bilancieri, molto diversa da quelle di oggi… Ho fatto qualche gara, ma all’epoca lavoravo in porto e non potevo permettermi niente di più».

Il bollettino delle modifiche è strabiliante, soprattutto perché eseguito dallo stesso Avvenente! Sella, serbatoio e scocche laterali sono costruiti in fibra di carbonio/kevlar, scelto per la sua robustezza e capacità di assorbire gli urti. La sella è la stessa che montavano allora le Triumph di Koelliker, Avvenente in quegli anni acquistò la sella da Angelo Menani e ne fece lo stampo, la moto calza la sua riproduzione fedele.

Su misura anche il serbatoio allungato, fatto ispirandosi alle forme di quelli delle moto da corsa di quegli anni (lo stampo è in bella mostra nel suo box). Per quanto riguarda la verniciatura, le decorazioni tipo “Koelliker” sono riproposte anche nelle scocche laterali e anche se le Trident da corsa non le montavano, Avvenente fa una piccola deroga. Da uno specialista si è invece fatto costruire cerchi a raggi, mozzi, e dischi freno flottanti. Ora i cerchi risultano più larghi, 5” post. / 3,5” ant., e più adatti alle gomme nelle misure originali.

Particolarmente interessante è la scelta per la pinza del freno posteriore, che è quella originale ma ruotata in basso e fissata al telaio per avere una sorta di sistema “anti-dive”. «L’oscillazione della sospensione evita l’alleggerimento del retrotreno quando si frena in staccata – spiega Avvenente – per questa modifica mi sono ispirato alle moto che gareggiavano nella Endurance».

Altro pezzo forte è lo scarico, tre in uno omologato, verniciato bianco opaco, come si usava sulle Trident Koelliker da corsa, e costruito artigianalmente da Avvenente, fatta eccezione per il terminale “Zard”. Sostituito anche il radiatore originale con uno semicircolare della Honda, considerato migliore sia da un punto di vista estetico che tecnico/dinamico.

A livello di motore le modifiche sono state minime, giusto per ottimizzare il rendimento della moto: «Ho sistemato un po’ la carburazione e ho messo a punto la moto affinché si adattasse al nuovo scarico e alla mancanza del filtro dell’aria – spiega il centauro genovese – che ho tolto subito in quanto antiestetico sostituendolo con cornetti da corsa KN. Per quanto riguarda i carburatori, ho lasciato gli originali Mikuni». Il motore comunque è stato riverniciato goffrato come i coperchi dei motori Ferrari.

Azzeccata la scelta dei fanali “Lucas” che danno alla motocicletta quell’aria un po’ vintage, da notare anche le sospensioni originali e le forcelle lucidate a specchio. Il manubrio è il “due pezzi” corsaiolo pluriregolabile in ergal aeronautico che dà quel tocco aggressivo delle Trident di Koelliker, mentre i parafanghi, handmade in alluminio e inox, donano alla moto l’eleganza tipica delle cafe racer inglesi. Ogni sguardo cattura un dettaglio: anche le pedane sostituite con altre arretrate da corsa sono state modificate, rese più strette ed essenziali. Due le selle in dotazione, una monoposto più sportiva, l’altra biposto, entrambe con finiture in cuoio eseguite da Calavera Leather.

Un lavoro incredibile che ha impegnato a lungo Avvenente regalandogli però una grandissima soddisfazione: «Ho impiegato quasi più tempo a pensarla che a realizzarla – racconta il centauro genovese – ma ora è proprio come la volevo io. Alla fine – lo dice ridendo sornione – ho domato il diavolo bianco!»

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