Suzuki Katana Zefhiro Moto

La Suzuki Katana di Zephiro Moto non teme alcun confronto con le moto attuali, forse più performanti, veloci ma senza quel sex appeal che può regalarti una pin up in un pub di Glasgow.

Testo Fernando Felli / Foto Roberto Brodolini

tratto da Special Cafe #15

 

La Suzuki Katana 1100, anima e sostanza di questa special, rappresenta nel 1982 il più stravagante esempio di elaborazione estetica mai tentato da una Casa giapponese, talmente nuova da non poter essere equiparata a nessuna moto dell’epoca. La sua estetica anticonvenzionale ha certamente il potere di catturare l’attenzione anche del più distratto dei motociclisti. La sua realizzazione stilistica, opera del tedesco Hans Muth, prende il nome dalla temuta spada dei samurai. Estetica affascinante, motore corposo, assetto da pista, un po’ sacrificato, e frenata anti-dive ne compongono l’eccitante ricetta dal forte retrogusto adrenalitico. Carlo Villani, della Zefir Moto di Roma, nel modificare una moto cult degli anni ’80, quale appunto la Suzuki Katana, è riuscito ad apportare eleganti modifiche all’estetica generale e a renderla una vera cafe racer che farebbe certamente bella figura tra le Triumph, Norton e B.S.A. posteggiate davanti all’Ace Cafe di Londra. Questo spiccato buongusto di Carlo nasce dalla sua grande passione per le due ruote maturata negli anni, sia come pilota sia come preparatore.

Cuore Katana

Il motore è un quattro tempi, quattro cilindri in linea frontemarcia raffreddato ad aria, con distribuzione a doppio albero a camme in testa e quattro valvole per cilindro. Alesaggio e corsa misurano 72 e 66 mm, per una cillindrata totale di 1.074 cc. La potenza massima di cui dispone la Katana è di 107 CV a 8.750 giri/min e può raggiungere la velocità massima di 238 km/h. Il rotore del generatore ha un diametro inferiore di 12 mm rispetto a quello della Suzuki GSX, per contenere il peso delle masse volaniche e per ridurre la produzione di energia elettrica, non necessaria su di una moto sportiva. Le camere di scoppio sono del tipo TSCC (doppio vortice), per avere maggior energia con minore consumo. Le molle della frizione sono in acciaio temperato al silicon-cromo. L’accensione elettronica è ad anticipo variabile. I carburatori sono quattro Mikuni a depressione BS34SS. Nella versione cafe racer di Carlo è stato tolto l’ingombrante filtro dell’aria e sono stati montati quattro filtri conici K&N. Il collettore di scarico un 4in1 fasciato con benda termica e terminale artigianale è realizzato dalla SS di Fabio Senesi.

L’ossatura

Il telaio di questa Suzuki è a doppia culla chiusa in tubi di acciaio speciale: il cannotto di sterzo è inclinato di 29°50′ e l’avancorsa misura 118 mm. La forcella è dotata di precarico delle molle regolabile su quattro posizioni e del dispositivo anti-dive, che rende possibile un temporaneo ostacolo all’affondamento dell’avantreno, per evitare repentine variazioni di assetto. Il forcellone è realizzato in lega leggera e montato su cuscinetti ad aghi e gli ammortizzatori posteriori hanno un duplice sistema di regolazione, con un praticissimo manettone che consente di regolare agevolmente il livello di precarico delle molle. La frenata, affidata a due dischi anteriori e uno posteriore da 270 mm di diametro, è molto potente e ben modulabile. I cerchi sono a razze in lega leggera, da 19” l’anteriore e 17” il posteriore, e calzano pneumatici Metzeler Lasertec rispettivamente da 100/90 e 130/80.

Particolarità

Il serbatoio è il particolare che più caratterizza il nuovo stile della moto. La sua modifica ha richiesto molto tempo di lavorazione: si è partiti dal modello originale, per poi aprirlo “impietosamente” e infine restituirgli una nuova accattivante veste. Il telaietto portasella è stato tagliato subito dopo l’attacco degli ammortizzatori posteriori e raccordato con un arco che riprende la sagoma terminale della sella artigianale della Tecnostile, che poggia su una base modellata dalla Zephiro Moto. Le pedane di serie sono state sostituite con delle Tarozzi, montate su nuove piastre in acciaio realizzate artigianalmente dalla Zephiro Moto. I fianchetti laterali sono stati coperti da una lamiera forata. Il faro circolare anteriore è preso in prestito da una Suzuki SV 650 e meglio si adatta allo stile cafe della “nuova” Katana. Sul ponte di comando troviamo un contachilometri della Suzuki TU 250. I parafanghi sono stati realizzati dalla Zephiro Moto: in particolare quello anteriore ha dimensioni notevolmente ridotte.

Ergonomia e sinfonia

Salendo in sella si ha subito l’impressione di essere su una maximoto, ma l’altezza da terra è ragionevole anche per le persone non troppo alte. Il motore è pronto a partire sia a caldo sia a freddo. La frizione morbidissima non strappa e non dà segni di cedimento neanche se strapazzata. La posizione di guida costringe il pilota a protendersi in avanti con il busto e le pedane arretrate accentuano tale posizione, stressando notevolmente polsi e avambracci. La tenuta di strada è decisamente ottima: si viaggia incollati al terreno e non si avvertono ondeggiamenti né sul veloce né su fondi irregolari e in situazioni al limite. Ottima la precisione con cui si possono impostare le traiettorie, nonché la stabilità e l’immediatezza dell’avantreno nel rispondere alle correzioni. La tonalità dello scarico è degna di una sinfonia di Beethoven ed è un piacere scoprire le sue infinite sfumature sonore. Eccellente il cambio, coi rapporti ben spaziati, e notevole la silenziosità meccanica e la robustezza del motore. In sostanza la Suzuki Katana di Carlo non teme alcun confronto con le moto attuali, forse più performanti e veloci, ma senza quel sex appeal che può regalarti una pin-up in un pub di Glasgow.