Come i Pellerossa: Track Chief by Roland Sand Design

Partendo dall’ingombrante Indian Chieftain, i ragazzi di Roland Sand Design hanno realizzato una tracker fuori dal tempo: forte di un bel motore e di un look vintage, la Track Chief promette viaggi indimenticabili.

Testo  Francesco Bucci   /   Foto   Adam Fedderly, Barry Hathaway and Joseph Hitzelberger

Una moto diversa, per chi ha voglia di sentirsi unico.

È questa l’idea in testa ai ragazzi di Roland Sand Design quando decidono di customizzare (e stravolgere totalmente) la mastodontica Indian Chieftain. Il marchio americano ha prodotto moto storiche e continua anche oggi a sfornare due ruote di ottima fattura e fascino assicurato. Ma soprattutto motociclette ricche di “anima”, di una storia da raccontare e da far vivere in sella.

Il lavoro del preparatore in questo caso è stato coraggioso: prendere una moto moderna, già concepita in modo eccellente, e riportarla alle sue radici, alla sua essenza. La Track Chief porta nel suo nome l’idea di fondo che ha ispirato i suoi costruttori: una tracker old-style destinata a lunghi tragitti, nelle sconfinate praterie americane, dove una volta cacciavano i pellerossa.

La prova su strada è il parametro del successo della Track Chief

Una vera Tracker, nel bene e nel male, con in aggiunta una serie di elementi particolari. La forcella a parallelogramma, l’assenza di sospensioni, il peso e il lungo interasse rendono le sensazioni di guida il vero parametro per capire se la build è riuscita o meno. A dispetto delle preoccupazioni iniziali però la Track Chief divora asfalto e curve con precisione e potenza… a patto di un manto stradale in buone condizioni.

La sensazione è davvero quella di viaggiare nel tempo in sella ad una moto d’epoca ma con le prestazioni di una moto moderna. La risposta dell’acceleratore è un po’ pigra ma il motore spinge bene anche ai bassi regimi e guidando con un pizzico di aggressività ci si diverte anche nel misto stretto.

Godi il viaggio… alla giusta velocità!

La Track è concepita per godere del viaggio, non per abbattere la barriera del suono: intorno ai 150 km/h l’assenza delle sospensioni posteriori fa ballare la moto e la faccenda si fa pericolosa. Meglio allora decelerare e godersi la traversata a velocità moderata. A noi piace anche così, senza la fretta di arrivare ma apprezzando ogni momento del “qui” e “ora”. E se il “qui” è sopra una bestia del genere… è anche meglio!

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