Norton Domiracer Replica – Dommyroad

La replica stradale della Norton “Domiracer” realizzata con tutti i “sacri crismi” dallo specialista Peppe Frasca

Testo Mauro Di Giovanni                                   Foto Roberto Brodolini

Tutto è partito da una moto da corsa. Un noto appassionato viterbese e famoso nortonista, Giovanni Pulchiaroni, si reca per un consulto a Roma da Peppe Frasca: la sua Domiracer Replica, in versione racing, ha l’affanno. Ma proprio sul più bello transita dall’officina un appassionato, Fabrizio Mastroleo, che, giocando sulla pronuncia del nome “Manx”, trasformato in “Mans” dall’amico della Tuscia, innesca un meccanismo che alla fine vedrà Pulchiaroni vendere il suo vecchio ferro ruggente, non senza rammarico.

Si tratta di una Norton 650 S S del 1961. Una replica fedele dovrebbe essere di 500 cc, perché in questa cilindrata avrebbe accesso sicuro nelle competizioni dedicate; le sei o sette Domiracer vere, costruite dalla Norton per correre nel Mondiale, erano necessariamente delle cinquecento. Il proposito della Norton era quello di affiancare al Manx una bicilindrica da vendere ai privati, ma, tranne un esplosivo terzo posto nel Senior TT, di un anno che non ricordiamo, la Domiracer da corsa divenne in breve l’idea per trasformazioni stradali “replica Domiracer”, su telai featherbed e meccaniche di 750 cicì. Il più celebre preparatore di special stradali in stile Domiracer è stato Paul Dunstall, le cui moto contrastarono sulle strade inglesi la supremazia iniziale delle Triton di Dave Degens.

MECCANICA TUTTA NUOVA

Tolto di torno il vecchio seicentocinquanta della Sport Special, ormai “alla frutta”, si è optato per un’unità Atlas 750. Aperti i carter, l’imbiellaggio è stato rifatto con minorazione all’albero motore, nuova barenatura, sostituzione di tutte le componenti usurate, montaggio accurato ed equilibratura. Il cilindro è una novità di Steve Maney: un 750 in alluminio con canne riportate, replica estetica di quello di Dunstall con le alette più separate. La camma è quella dell’Atlas standard, mentre la testata e stata lavorata con i coni Venturi lisci per accellerare i flussi e ottimizzare l’alimentazione dei due nuovi carburatori Amal Concentric M K I da 32 mm, quelli di costruzione recentissima, finalmente di ottima finitura; le cornette Amal, corte, caratterizzano l’aspirazione libera. Per rendere perfetta l’accensione Peppe ha montato la Boyer Brandsen e il Power Box, che funge da capacitore e permette di semplificare l’impianto elettrico.

Completato il propulsore vero e proprio, si è passati alla trasmissione, scegliendo la primaria a cinghia della RGM (uno dei migliori tra i dealer Norton) e una secondaria Regina Extra 530. La frizione è nuova, ma è quella dell’Atlas, come il classico cambio AMC Norton a quattro rapporti. Rispetto ad un motore Atlas degli anni ’60, questo è più robusto nella termica, più performante nell’alimentazione, nei flussi e soprattutto coadiuvato all’accensione elettronica, più potente. Per l’impianto di scarico hanno scelto una coppia di scarichi pull-back e due terminali Goldstar Silencers: bella voce baritonale, senza acuti o stecche.

NETTO MIGLIORAMENTO PER LA CICLISTICA

Il telaio è uno slim-line del 1961, come il forcellone oscillante. Davanti troneggia la mitica Roadholder, la forcella teleidraulica della Norton, e dietro gli eccellenti Asatek ricavati dal pieno, con regolazione infinita del precarico della molla. I cerchi in alluminio a bordo alto da 2,15×19″ sono i nuovi Borrani rifatti, che alloggiano dei Dunlop K81, da 3,60×19″ anteriormente e da 4,10×19″ posteriormente.

Rispetto ad un’Atlas originale del 1966, abbiamo una coppia di ammortizzatori decisamente superiori, come i cerchi e soprattutto i pneumatici: infatti le stradali fino al ’69 o montavano i K70, dal profilo squadrato, oppure gli Avon GP a pera; solo con l’arrivo del K81 si ebbe la vera gomma multipourpose. Il comparto frenante vanta il monumentale Fontana da 250 mm, replica Lionti in elektron, e il classico conico posteriore.

ACCORGIMENTI ESTETICI DI GRAN CLASSE

Fabrizio ha voluto una moto ortodossa nel design, lasciando il serbatoio originale tipo Manx, fissato dalla splendida cinghia in cuoio grasso, il serbatoio dell’olio tipo Manx della Unity Equipe, con rubinetto -che se ti scordi di aprirlo sono cazzi amarissimi…- e la sella, pure tipo Manx; le altre componenti, come le lame dei parafanghi, il porta targa, il faro e la luce posteriore, sono in linea con il giusto stile Domiracer.

Delle chicche sono anche gli strumenti meccanici originali della 650 SS, il manubrio clip-on e le leve di Motocicli Veloci, il gas Tommaselli Daytona e le manopole Doherty, oltre alla bella pedaliera arretrata rifatta in officina. Peppe ci faceva notare poi, che per sostituire il magnete originale si sono dovuti cambiare gli ingranaggi del timing, oltre ad una serie di accorgimenti che la disamina fotografica saprà soddisfare. Ah, dimenticavamo il copri alternatore ricavato da un pentolino d’alluminio, come spesso accade nella tradizione delle moto speciali. Fabrizio avrebbe potuto osare di più? Certo che la possibilità di incrementare le prestazioni assolute della Norton era alla portata, ma la moto sarebbe diventata scorbutica. Così è rimasta fluida, ma maledettamente efficace!

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