Moto Guzzi V7 Six Days Max-Moto

La base di partenza per questa sfida innovativa è una glamour Moto Guzzi V7 Six Days, ma all’Atelier Meccanica Max-Moto impiegano solo due giorni per renderla special e decisamente proiettata verso l’asfalto.

Testo Lorenzo Catini                                    Foto Roberto Brodolini

Gli anni sulle spalle di una moto spesso contano più di quanto stile abbia quest’ultima o di quanto, in effetti, sia pratica e guidabile. Qualcuno la pensa così e sostiene che per appartenere all’esclusivo club delle Cafe Racer puro sangue, delle Scrambler dure e pure, sia necessario un libretto di circolazione che cade a pezzi e che alla voce “anno di immatricolazione” abbia almeno tre decadi da vantare. A conti fatti si può essere più tolleranti e apprezzare i numerosi progetti che stanno nascendo ultimamente. Si possono forgiare anche oggi motociclette classiche che, malgrado le reticenze dei puristi, hanno parecchio da dire. Senza per questo dover prendere una “jap” nuova di concessionaria, con sistemi elettronici e una mandria di cavalli indiavolati, e lasciarla sotto la pioggia affinché si arrugginisca e assuma un tocco vintage. È molto meglio partire da una casa italiana con anni di storia sulle spalle, che nel 2014 continua a proporre un bicilindrico a V di 90° 4 tempi dal sapore classico.

Stiamo parlando della Moto Guzzi V7 Six Days che in poco tempo viene preparata in un’officina romana con una formula particolare. Agguantiamo le manopole della V7 di Mandello con i suoi 48 cv e cerchiamo di capire com’è possibile lavorare due giorni sulla moto e ottenere comunque una special. Faro tondo, serbatoio panciuto da 22 litri e tinte vintage hanno facilitato il compito a chi si è cimentato in questa impresa, come i ragazzi dell’Atelier Meccanica, che intervengono sulla moto in modo semplice ma efficace, proponendo un kit di componenti assemblati pronti per essere montati direttamente sulla vostra Guzzi. Anche a occhio nudo ci si accorge delle differenze tra l’originale e la versione preparata, almeno per quel che riguarda il piatto forte di questa ricetta: lo scarico di acciaio 2 in 1. Per la versione scrambler di questa V7 è stato compiuto un lavoro artigianale certosino, allo scopo di conferire un’impronta handmade e ottenere un sound che cambiasse decisamente passo. Il tutto mantenendo le due sonde lambda e quindi lasciando invariato il set up originale.

A montare un terminale nuovo sono capaci in molti: basta partire dai collettori, far sì che entrambi siano della stessa lunghezza così da rispettare lo scoppio simultaneo del propulsore Guzzi; ma fare voli pindarici tra curve e saldature per finire con il terminale bordo linea con la sella, questo è un lavoro per pochi. E inoltre le dimensioni dello scarico sono studiate ad hoc per scendere dalla moto, prevedendo una griglia anti-scottature. Un problema che non riguarderà la versione Dirt Track, ancora in cantiere, che ha lo scarico in posizione più bassa, anch’esso artigianale. La sella personalizzabile invece fa parte del kit per entrambe le versioni. In linea con la tendenza attuale o con gli animi più avventurieri, scorgiamo artigli al posto degli pneumatici. Compresi nel kit ci sono gli pneumatici Continental Tkc80 molto fuori e poco strada e a meno che l’asfalto non sia zuppo, concedono confidenza anche in piega. Sullo sterrato poi è un’altra storia. Sebbene il peso non appartenga alla categoria piuma, lo stress a cui è stata sottoposta la V7 è davvero notevole. Per completare l’opera non poteva mancare un parafango anteriore in alluminio rialzato, incastonato tra la forcella telescopica idraulica Ø 40 mm; uno posteriore del medesimo materiale ma accorciato rispetto a quello standard; un manubrio nero tipo enduro che termina con due manopole Biltwell in pendant con la pelle della sella e un tubo freno aeronautico su misura. Non è abbastanza scrambler per i vostri gusti? E allora non dimenticate che il faro anteriore ha il suo bodyguard! Una fitta griglia Six Days. Le frecce hanno subito un processo di down sizing (mini light) e la luce posteriore, con forma squadrata, ha un supporto di gomma Seventies. Et voilà, il gioco è fatto!

A rendere ancor più versatile questa proposta “pre-fabbricata” esiste l’opportunità di acquistare la moto già allestita (con componentistica originale ceduta al proprietario in maniera tale da offrire una lavorazione reversibile) o “ricoverare” la vostra Guzzi V7 per 48 ore e farle trapiantare il kit. Certo non sarete gli unici sul pianeta Terra a possedere una moto con tali modifiche ma neanche uno dei tanti ad avere una Guzzi V7, e soprattutto, dettaglio non trascurabile, non dovrete ipotecare la casa per aggiudicarvela. Ad ogni modo, se il desiderio di avere un mezzo esclusivo è irrinunciabile, Massimo Giannotti e Fabrizio Ceccherini, titolari di Max-Moto, ci assicurano che il kit è da considerarsi solo una base da cui partire per accontentare ogni richiesta e allestire un mezzo unico, una special progettata e realizzata su misura in ogni suo particolare.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.