Una Monet & Goyon S4J nata per lo Speedway

Un due tempi in ottime condizioni direttamente dal dopoguerra viene restaurato e ridonato alla Strada da Pip Davidson, con la sua consueta classe e attenzione ai dettagli.

Testo  Francesco Bucci   /   Foto  Pip Davidson

La “corsa al vintage” non finisce mai e se la maggior parte degli elaboratori si concentrano sulle più belle moto inglesi degli anni Sessanta o sulle eterne giapponesi dei Seventies, non mancano quelli che amano scavare nel passato alla ricerca di quel pezzo particolare, quel ferro ormai dimenticato che ancora sa regalare vibrazioni al nostro cuore arrugginito.

È quello che succede a Pip Davidson quando si mette in testa di costruire una sua Board Track Racer e si imbatte in questa spettacolare Monet & Goyon S4J del ’48, abbandonata in un garage del Dorset. Acquistata per poche sterline si rende presto conto di aver fatto Bingo: la piccoletta (chiamata “Etta” dallo stesso Pip, per sottolineare la ridotta cilindrata) è 100% parti originali, direttamente dalla storica casa francese.

Ci vuole un po’ di lavoro per riportarla in vita e donarle lo stile racing che Pip ha in testa, ma la pazienza non gli manca e le domeniche di lavoro scorrono veloci. Si comincia scartavetrando e pulendo il telaio, riportandolo alla sua essenza. Il posteriore viene tagliato e modificato per accogliere la piastra numerata laterale, riadattato anche il fanalino originale. Una volta ottenuta la versione definitiva del telaio si passa alla verniciatura a polvere, insieme ai parafanghi: viene scelto il contrasto nero-crema lasciando il nickel per mini-serbatoio, motore e manubrio.

Un 2 tempi (ogni tanto) è per sempre

125 cc, 2 tempi, fabbricato per Monet & Goyon dalla Jonghi, ditta francese ma di origini italiane che si era distinta prima della guerra per il successo in gara delle proprie macchine (come la leggendaria 350 4 valvole). La scelta di M&G di appoggiarsi ad un’altra azienda in nome della qualità è ripagata quando Pip apre il carter: canna e pistone ancora in ottime condizioni vengono riutilizzate nella ricostruzione del motore. Ci pensate? Un 2 tempi ancora in piedi dopo 70 anni.

Vengono implementati carburatori Mikuni VM20, un filtro dell’aria Allens Performance: un bel salto in avanti quanto a prestazioni, rispetto agli originali. Lo stesso lavoro sullo scarico contribuisce a conferire uno spirito più grintoso ad Etta… oltre che un look da vera racer. Ma è vedere il motore nel suo insieme che ci da prova del lavoro certosino di Pip: l’avviamento a pedale, il carter, l’impianto di scarico: tutto riflette un gusto vintage, pur essendo un motore profondamente rinnovato e performante.

Piazzato il motore al centro del suo telaio è il momento di riassemblare il tutto. Arriva la forcella a parallelogramma e gli esili raggi per le ruote: tutto materiale recuperato dall’originale, restaurato e rimesso al suo posto, con dei bei pneumatici anni ’20 ad arricchire il tutto. Il posteriore ultrarigido rende necessario il sellino a molla, ancora una volta però impreziosito dalle tasche in pelle Yugoslavian. Il faro, sebbene non di serie in una racer bike come questa, sembra fatto apposta e viene mantenuto al suo posto da Pip.

Il serbatoio infine colpisce lo sguardo in modo indelebile. Realizzato un prototipo in cartone, la saldatura è opera di Ryan della Runriot, un lavoro di fino con tanto di cintina in pelle che simula il fissaggio al telaio.

Nulla da eccepire, una moto del genere non faticherebbe a trovare posto in una vera gara di Speedway di 70 anni fa… e chi ci conosce sa che noi un debole per lo speedway lo abbiamo sempre avuto!

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