We Don’t Build Sculptures

Austin, TX. I ragazzi di Revival Cycles sono stati messi alla prova da una richiesta bizzarra: realizzare una moto che non sarà MAI guidata. Come l’avranno presa?

Testo   Francesco Bucci    /     Foto   Revival Cycles

Funzionalità o bellezza? Sperimentazione o efficienza? Scultura da esposizione o bolide da gara?
Sono queste le domande che devono essersi posti i texani di Revival Cycles, da anni punto di riferimento nel mondo del bike customing, con all’attivo numerose preparazioni di eccellente qualità. La richiesta del cliente questa volta è spiazzante: una moto da esporre in una galleria insieme ad altri 19 pezzi. Una moto che non verrà mai guidata dal suo proprietario. Immaginiamo lo sconcerto all’interno dell’officina, dal momento che i ragazzi di Austin hanno sempre vantato la produzione di build non solo belle da vedere ma efficienti, performanti. Tutto meno che moto da vetrina. Come può essere uscita allora una creatura così?

– Qui non si fanno sculture. Si fanno motociclette –

Eppure Alan Stulberg, a capo di questo progetto, è ben deciso: la moto si farà e prenderà spunto da un pezzo di storia come la BMW R37 di Ernst Henne, una landspeeder frantuma-record che nel corso degli anni ’30 ha rappresentato il vanto dell’industria tedesca. Il compromesso con gli uomini dell’officina è questo: la moto non solo deve essere marciante ma deve poter raggiungere almeno le 150 miglia orarie… inoltre se ne devono fare due copie: la prima da esposizione e la seconda omologata.

Il progetto parte sulla base del modello tridimensionale realizzato da Stefan Hertel che allunga l’interasse e modifica il baricentro spostando verso il basso il motore, rispetto alla motocicletta storica. A proposito di motore: la scelta cade sul BMW R100/7, più sottile e leggero dell’originale ma di certo non meno prestante. Si opta per un telaio non di tubi ma di acciaio piatto: per una landspeeder così non è importante tanto contenere il peso quanto garantire resistenza, forza… e stile.

– It sounds like a MONSTER –

Tanti i dettagli volti a richiamare un’estetica vintage: a partire dalla forcella con un’inclinazione di 24° e dotata di un mono ammortizzatore con 5 possibili regolazioni del precarico. Raggi della ruota ultrasottili, nessun freno installato e il pittoresco cambio a mano sul laterale. La carena, che in origine voleva essere scolpita in modo grezzo, ha subito un processo di affinamento tale che oggi assomiglia a qualcosa di totalmente diverso. Belli i lavori a mano in pelle per quanto riguarda la sella, il manubrio, il cuscino sulla parte superiore e i copri ginocchia. Ad incorniciare il tutto la coppia di scarichi in acciaio, bronzei, a ricordarci che questa monoposto può e vuole correre!

Mentre la versione “da strada” vede iniziare i suoi lavori in questi giorni, la build che vedete in foto calcherà il palco dell’Handbuilt Motorcycle Show il prossimo aprile: un evento organizzato da Revival Cycles stesso, sponsorizzato da BMW, che ospiterà alcuni dei migliori preparatori del mondo. Lo scorso anno, tanto per dire, c’è stata gente del calibro di Max Hazan, Roland Sands, Shinya Kimura e Walt Siegl. Restate connessi che ne vedremo delle belle.

P.S. Pensavate che quelli di Revival Cycles avessero resistito alla tentazione di provarla almeno una volta in strada?

Vi sbagliavate!