Kawasaki ZR 750F: a scuola di volo con Sagari

La neonata officina Sagari Custom Motorcycles, progetto personale di Stefano “Ghiso” Gihisimberti, si propone al mondo delle special con una Kawa ricca di dettagli. Un nuovo avantreno e un codino minimal tutto particolare sono il biglietto da visita per questa bella cafe racer.

a cura di  Francesco Bucci

Voglia di osare

Stefano “il Ghiso”, nostro lettore e one-man di Sagari Custom Motorcycles, è uno con le idee chiare sulle moto. – Il mio stile consiste nella semplificazione delle linee e della meccanica di serie, la voglia è quella di osare nella creatività, di usare moto e mentalità snobbate in Italia perché giudicate banali o brutte. Trovare soluzioni impossibili e materiali poco comuni, riprogettare e valorizzare pezzi esistenti ma anche costruirne di nuovi a mano. –

La sua prima creazione, una special su base Kawasaki ZR 750F, vuole dimostrare che nulla è impossibile: anche rendere morbide le linee di una moto notoriamente spigolosa, a suon di flessibile.

Una prima prova “di carattere” per Sagari Motorcycles

La “morbidezza” delle curve parte dall’asfalto, dai cerchioni, recuperati da una MV Agusta F4 insieme a tutto l’avantreno: ciò ha comportato un nuovo perno ruota anteriore ricavato dal pieno che funziona così anche da centraggio con l’attacco a baionetta delle forcelle Marzocchi da 52mm. I dischi davanti sono da 310 flottanti e ventilati, realizzati dalla TK dischi che si è occupata anche della frenata posteriore.

Il manubrio vuole essere un punto di incontro tra anni ’50 cafe racer e stile minimale, il canotto di sterzo è stato reimbussolato e ribarenato per alloggiare l’ingobrante avantreno.

Uno degli interventi più interessanti è di sicuro quello sul posteriore del telaio, dopo la culla: ricostruita e snellita la seduta in “stile custom” e codino molto particolare con una striscia che ospita una sacchetta porta documenti-attrezzi e fa da struttura al “bombolotto” sottostante (centralina).

Il posteriore è reso più performante grazie all’introduzione del mono ammortizzatore di una Ninja 636, con relativa modifica dell’alloggiamento sul telaio, mentre le pedane sono state ridisegnate da zero e costruite a mano.

Per quanto riguarda la meccanica l’irrigidimento dell’uscita dell’albero del cambio è stato ricavato dalla sua struttura originale, ridisegnata tutta e modellata di conseguenza, il motore e i carburatori poi sono stati rivisti tutti.

La cura del dettaglio e la passione messa in questa preparazione sono evidenti: i particolari rivestiti in pelle, i pezzi sabbiati e trattati a mano per satinature e spazzolature. Il motore è stato verniciato mentre per il resto della moto si è voluto giocare col colore naturale, lucidando le parti in ferro e dando satinature agli altri.

6 mesi di lavorazione sono duri ma se i risultati sono questi non possiamo che fare tutti i migliori auguri per il prossimo lavoro del Ghiso e della sua Sagari Custom Motorcycles. E buon appetito in sella alla sua Kawa!

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