Kawasaki KZ400 1977: come ti faccio una cafe racer

Tutto il mondo è paese e anche in Bielorussia, che qualcuno potrebbe far fatica a collocare sulla cartina geografica, si fanno moto. E anche bene. Direttamente da Minsk la Kawasaki “cafe racer” di Sparta Garage.

Testo  Francesco Bucci   /   Foto  Sparta Garage

La passione per special e cafe racer non ha davvero confini.

Basta un clic per spostarci da una preparazione americana ad un’idea geniale australiana, per poi volare indietro a trovare le eccellenze italiane o, perché no, finire in Bielorussia dove nasce la cafe racer di cui parliamo oggi. Una passione comune ma anche uno stile molto vicino: il motore (meglio se di un bel ferro vintage) al centro e spazio alla creatività tutto intorno. Stupire sì, ma con dei riferimenti classici ben chiari.

Arriva così da Minsk la Kawasaki KZ400 dal telaio color “pastello” che trovate in foto: frutto del lavoro di Sparta Garage,  in collaborazione con Juris “Boomer” Eugene e le saldature di Andrey Staver.

“Come si costruisce una cafe racer?”

L’avventura di Spartak Malykevic, il preparatore di questa bella Kawa, comincia un po’ per caso, quando gli amici si accorgono della sua bravura e uno ad uno cominciano a commissionargli modifiche alle proprie moto. Passa il tempo fino a che di lui si accorge anche un canale Youtube locale (Real Metall) che gli chiede qualcosa di insolito: realizzare una cafe racer sotto la luce dei riflettori, diventare oggetto di una serie di video con lo scopo di mostrare “come si fabbrica una cafe racer“.

Il bielorusso stretto non aiuta la comprensione, ma questo è il video finale e le immagini parlano da sè.

La Bielorussia non è poi così “lontana”

La mission è chiara: costruire una special dal chiaro sapore old school che riuscisse allo stesso tempo ad incuriosire nel corso dei video il neofita come l’appassionato, grazie ad un mix di design classico e di stile moderno.

Da qui la scelta di una Kawasaki KZ400 del ’77, oggetto però di un grosso lavoro di customizzazione. Ci piace la soluzione adottata per il posteriore frutto del sapiente riutilizzo di due serbatoi Kovrolet (retaggio del motociclismo made in URSS) modificati ed adattati per diventare codino e serbatoio dell’olio sottostante.

Fabbricata ex novo anche la piastra della forcella, disegnata per ospitare il tachimetro e il sistema d’accensione dal gusto “aeronautico”. All’insegna del “riciclo” anche scarico, pedane e sella, andando poi a dare coerenza al tutto grazie alle scelte cromatiche. Pochi i veri e propri acquisti, come strumentistica, semimanubri e leve dei comandi.

Come avete potuto vedere nel video, completata la lavorazione, la moto è stata esposta al Recast Moto Fest (sempre in Bielorussia) a fine maggio… neanche a dirlo, è stata venduta in meno di 24 ore!

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