CB 550 ’76: as if it cames from the thirties

Chris Dekker di Tin Can Customs considera la sua officina come qualcosa di più di un laboratorio. È un luogo d’incontro, una comunità, una piazza in cui condividere la propria passione e fare moto. Come questa Honda comprata nel ’76 e ricostruita oggi… come se venisse dagli anni ’30.

Testo  Francesco Bucci   /   Foto  Mark Meisner Motografie

Tutto inizia con una storia d’amore finita male, una motocicletta e il viaggio solitario di un uomo che finisce in un posto dove le persone arrivano per condividere la loro passione. Tutto nasce da lì.

Così Chris Dekker decide di presentare la sua Tin Can Customs: un “luogo dello spirito” più che un magazzino vicino al porto di Amsterdam, una comunità prima ancora di un’officina.

In questo spazio, aperto alle commistioni e alle collaborazioni, Chris continua a sperimentare e creare moto (e non solo) come piace a lui: lontano dalle leggi del mercato e dai gusti del pubblico.

Una foto degli anni Trenta di una motocicletta arrugginita, abbandonata in un cortile chissà dove, è stata determinante per decidere lo stile di questa build.

L’estetica della “Special Alloy” si rifà alle vecchie gare americane di board track, ai primi chopper e al mondo delle biciclette. Non esattamente quello che si aspettava Coen Ruijter, il primo vero “cliente” di Tin Can Customs, quando ha portato la sua CB 550 nell’officina di Chris.

Secondo lo “stile” del laboratorio olandese i due cominciano a chiacchierare e buttare giù idee sulle modifiche da apportare, finché prevale l’entusiasmo di Dekker e la sua ipotesi radicalmente vintage.

L’Honda in questione, eredità del padre di Coen, ha una storia avventurosa: dopo essere stata rubata anni prima, Coen ne torna in possesso dopo l’arresto del ladro in seguito ad un rocambolesco inseguimento. Inutile dire che il primo intervento da fare è raddrizzare il telaio danneggiato. Il caso vuole poi che Chris metta le mani su una bella forcella a parallelogramma di una BSA: una volta montata con l’aiuto di VVM Racing, la forcella detta una precisa direzione alle successive scelte di customizzazione.

Prende così forma anche il posteriore, realizzato a mano con l’intenzione di mantenere il “taglio” estetico scelto senza perdere in funzionalità.

La moto non è come Coen si aspettava, ma è diventata qualcosa di ancora migliore rispetto a quello che entrambi speravamo. È questo il bello di lavorare con pezzi di vecchie motociclette: non sai mai cosa trovi quando non copri la roba da un catalogo. Costruire moto così diventa più naturale e divertente.

Chris mette poi mano al motore: una bella pulita e sostituzione dei carburatori. L’impianto di scarico è quasi totalmente custom e fa cantare la moto quasi come una due tempi, grazie anche ai cornetti di aspirazione Steel Dragon Performance.

Il serbatoio, che inizialmente doveva essere un Malaguti opportunamente personalizzato, è invece uno spettacolare Zundapp con tanto di fori laterali per controllare il livello del carburante. Il sellino a molla è stato realizzato dagli amici di Chris di Silver Machine.

This bike was produced in 1976, built in 2014 and looks as if it came from the thirties.

Decisamente retrò il faro anteriore, mentre il LED del posteriore è fissato direttamente ad un tubo del telaio sul lato sinistro. Totalmente artigianale è il manubrio con le pinze invertite per richiamare ancora una volta moto e biciclette classiche. Per quanto riguarda invece le ruote abbiamo un cerchione di un CB750 per il retro mentre per l’anteriore c’è il mozzo di un CM250 unito ad un cerchione BMW 36.

La guida è ovviamente rigida e richiede una certa concentrazione, d’altronde stiamo parlando di una forcella anni ’50 che lascia una bella sensazione di “connessione” con la strada e tutto quello che comporta.

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