BMW R100S ’76 by 46works: moto tedesca, cuore giapponese

Testo  Francesco Bucci    /     Foto   46works

Una cultura, un modo di ragionare, un intero Paese, che ha fatto del “perfezionare” una filosofia di vita. Perfezionare ogni più piccolo movimento, ogni dettaglio, alla ricerca di equilibrio interiore, certo, ma anche nelle forme. Il Giappone. Ad alcuni storici piace affermare che di fatto i giapponesi “non hanno mai inventato nulla”: religione, arte, tecnologia, tutto sarebbe stato ereditato dalla ben più antica civiltà cinese. Possiamo anche credergli. Ma non possiamo negare la peculiare capacità di questo popolo di sublimare ogni arte fino alla perfezione. E’ quello che fa Shiro Nakajima da una vita: amante delle moto del vecchio continente, fra tutte BMW e Moto Guzzi, ha avviato nel 2001 i lavori dell’atelier motociclistico “Ritmo Sereno” alla periferia di Tokyo. E’ ingegnere ma pur avendone le competenze non vuole “costruire” moto: gli basta elaborarle… perfezionarle. Nell’officina di Nakajima entrano moto europee con tutti i segni del tempo e ne escono pezzi unici, ripensati a livello ciclistico ed estetico con eleganza e buongusto “made in Japan”.

A capo del workshop dal nome insolitamente italiano produce più di 200 speciali e diventa il punto di riferimento della customizzazione BMW nel mondo. Nell’aprile 2014 però Nakajima lascia la direzione di Ritmo Sereno per fondare 46works. Di certo una decisione non facile, che gli garantisce tuttavia una maggiore autonomia e libertà creativa, così come la possibilità di spaziare anche nel mondo delle quattro ruote (anche qui rigorosamente CLASSIC) e in quello dell’arredamento. Lontano dalle pressioni della metropoli di Tokyo, ai piedi del monte Yatsugatake, il giapponese può dar sfogo a tutta la sua creatività.

Ma le moto continuano ad essere la sua principale occupazione: è il caso di questa BMW R100S del ’76, completamente rivisitata da Nakajima a partire dal telaio. Se avete presente l’originale noterete come il posteriore sia stato tagliato e rimodellato a mano in alluminio per ottenere il codino minimal che vediamo in foto. Tutto parte però dal serbatoio, rielaborazione del leggendario Heinrich, modellato ad arte con alcune caratteristiche particolari come i profondi incavi per le ginocchia, il tappo Monza handmade e la barra laterale che ci mostra il livello del carburante. Al lavoro meticoloso con l’acciaio fa da contraltare l’ottima verniciatura affidata a Stupid Crown che sceglie grigio, nero e ciliegia scuro per incorniciare quel gran pezzo di motore da 980cc. Anche per quanto riguarda questo bicilindrico parallelo Nakajima fa sentire la sua mano con l’aggiunta di una coppia di pistoni ad alta compressione e dei carburatori FCR lato piatto per migliorare la risposta dell’acceleratore.

Tutta questa potenza senza poterla mettere a terra con sicurezza non servirebbe: soccorrono quindi la forcella telescopica da 46mm della RnineT, accanto all’eccellente forcellone posteriore fatto a mano per ospitare un unico ammortizzatore Ohlins. Per il comparto ruote, anteriore e posteriore sono stati modificati per accogliere i cerchioni Excel e gli pneumatici Bridgestone Battlax BT45. Ma Nakajima non è ancora stanco e prima di depositare la fresa va ad intagliare anche quella meraviglia di scarico a Y con tubo di scappamento in titanio “stile racing”. Quelli che potrebbero sembrare all’apparenza semimanubri sono in realtà un pezzo unico a incorniciare la strumentistica minimal della Motogadget: agli estremi delle manopole spiccano invece gli indicatori di posizione. Per l’impianto ottico infine abbiamo il faro circolare di piccole dimensioni della Motor Rock e un faretto antinebbia sul lato sinistro.

Nonostante tutto questo lavoro qualcuno potrebbe comunque obiettare che 46works non fa niente di nuovo, recuperando tanti elementi classici nella realizzazione di questa sua nuova bestia compatta. E forse è vero che Nakajima “non inventa nulla”. Ma lo fa dannatamente bene.

Accendete il motore e diteci che ne pensate.