BANDIT9: Come un Bandito

Daryl Villanueva ha 31 anni e un’officina in cui plasma creature cromate e lucenti: uno dei più radicali talenti dell’Indocina ci spiega come lavora e perché

a cura di Jeffrey Zani

Una tromba da concerto e la maniglia di una porta non sono certo gli elementi più immediati per trovare l’ispirazione ed elaborare la carrozzeria di un veicolo a motore. Ma se ti chiami Daryl Villanueva, ti piace fare l’artigiano e hai trascorso la vita trascinando la valigia tra l’Asia e le Americhe, le tue pupille cercano spunti dappertutto. In una scatola di dolciumi, nei segnali stradali, negli occhi della persona che ti sta ascoltando: «È un processo immediato – racconta il 31enne dalla sede operativa di Bandit9, l’officina di Saigon in cui plasma alcune delle più eleganti moto del Vietnam – noto un particolare e lo collego subito alla geometria di un dettaglio, come un parafango, un serbatoio o un fanale». Il caso di riferimento si chiama Eve ed è stato costruito attorno a un’unità serbatoio-sella-codino che riprende le forme di una lunga goccia cristallizzata nella quale la seduta sembra stata scavata con un colpo di cucchiaio. Disponibile in due cilindrate motorizzate Honda, di 90 e 125 centimetri cubici, è quanto di più filante e attuale si possa sposare alla più conservatrice tradizione estetica cafe racer, vincolata dalle ruote a raggi, dal fanale anteriore circolare e dai semimanubri da Grand Prix. Vista da dietro, la monocilindrica è irrobustita dagli ampi attacchi degli ammortizzatori posteriori, addirittura più ampi dell’uscita dello scarico, che si infila sotto la sella per sbuffare sullo pneumatico. La coppa finale del silenziatore, in ottone, cita la sezione fiati delle orchestre sinfoniche fatta di trombe, tromboni e corni francesi, mentre il telaio derivato dalla Honda Supersport in versione 1967 aiuta a limitare la larghezza del mezzo in spazi davvero contenuti.

La moto sembra reduce da una terapia estetica a base di cromature, così come il “Progetto L”, attraverso il quale nel 2016 Daryl metterà in produzione un monocilindrico nel quale il contenitore del carburante e la seduta saranno consegnati ad un unico corpo in acciaio. La trovata è stata già utilizzata sulla Eve, ma in questo caso le forme prediligeranno le linee rette e gli spigoli arrotondati. Il gruppo luci posteriore sarà inglobato in un quadrato puntinato come gli altoparlanti delle vecchie radio Brionvega, mentre il monocilindrico 125, anche in questo caso marchiato Honda, verrà avvolto in una forma di ispirazione aeronautica che sembra strappata dall’ala di un Boeing 747. Un motore travestito da reattore, in altri termini, accessoriato nella parte anteriore da una ventola mossa dall’aria incontrata durante la marcia, per stupire i più attenti e appagare i più esigenti.
Al posto dei semimanubri Daryl ha deciso di optare per un sistema più appariscente con una coppia di virgole che parte dalla piastra dello sterzo e si allunga generosamente verso la sella come la briglia di un cavallo, garantendo una posizione di guida più “dritta” rispetto alla Eve. Anche se non tutti la compreranno per sfoggiarla in strada: «Alcuni dei miei clienti lo fanno – spiega il 31enne – mentre altri appendono le mie moto alla parete di casa e le ammirano seduti sul divano dopo una giornata di lavoro, con una tazza di caffè nero e fumante in mano. In generale mi piace pensare di avere un tocco futuristico, ma in questo caso forse mi sono spinto oltre, verso qualcosa di super-avveniristico. Per quanto riguarda l’ispirazione – ironizza Daryl – la responsabilità è di Star Trek e Star Wars».

Tutto un altro sapore invece per la Nero MKII, che già nel nome palesa la caratteristica più lampante del mezzo: il colore, opaco e spruzzato dappertutto. «Nella miscela ci abbiamo mescolato anche un po’ di sabbia – spiega il boss di Bandit9 – anche se in questo momento non ricordo in quali proporzioni». La base scelta per questo modello è una Chang Jiang 750, «un sidecar da guerra spinto da un bicilindrico boxer costruito in Cina sulla scia di quanto fatto dalla Ural in Russia e dalla BMW in Germania». Tinte a parte, le geometrie più interessanti riguardano il serbatoio e il codino, sottili e di forma esagonale. La ruota anteriore è stata dotata di freno a disco, la forcella rivista, le pedane e i semimanubri fatti in casa, così come i due scarichi a doppia curvatura (prima verso il basso e poi verso l’esterno) che sputano smog nel traffico di Saigon: «Le strade della città sono una specie di fiume di motociclette – racconta Daryl – si tratta del 95% dei mezzi che si vedono in giro».

Lui qui ci è arrivato dopo una serie di traslochi che l’hanno visto affrontare i check-in degli aeroporti con una frequenza da globetrotter. Nato nelle Filippine, ha lasciato l’arcipelago del Pacifico prima di iniziare le scuole elementari e ha vissuto in posti come «Hong Kong, Australia, Malesia, Los Angeles, Dubai e Cina», dove ha incastrato gli studi e una carriera nel mondo della pubblicità durata quasi due lustri. La mania delle moto gli era venuta già da bambino, ma i pensieri di una madre troppo apprensiva lo avevano tenuto lontano dai manubri fino a quando aveva lasciato la casa dei genitori e se n’era andato a vivere per i fatti suoi. Bandit9 è nata più tardi, e deve il suo nome all’approccio con cui Daryl ha affrontato i primi step, mossi con entusiasmo ma senza troppe risorse: «Quando ho iniziato il problema principale era che non mi potevo permettere di comprare parti già fatte – ricorda – quindi le ho dovute costruire, e devo dire che è stata la mia fortuna, perché mi ha permesso di imparare un sacco di cose. Ho dovuto improvvisare, facendo quello che potevo con quello che avevo. Un po’ come fanno i pirati e i banditi. È per questo che o scelto il termine bandit. Per ricordarmi quel modo di lavorare. E anche di vivere».

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