Fuori dallo Spazio-Tempo: le foto di M. Wesely

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Testo   Francesco Bucci   /   Foto   Michael Wesely

Di fronte ad immagini del genere la prima cosa che ci viene in mente è la grafica digitale, Photoshop, time-lapse, sovrapposizioni… e invece no: è pura e semplice Fotografia. Quella con la F maiuscola che Michael Wesely studia ed esercita da tutta la vita. Dalla metà degli anni ’90 il fotografo tedesco ha cominciato a sperimentare questa tecnica realizzando artigianalmente una macchina fotografica a foro stenopeico che gli consentisse di scattare con tempi di esposizione fuori dal comune. Questi sono alcuni dei primi scatti su Potsdamer Platz: l’obiettivo si è aperto sulla città di Berlino in una fresca mattina dell’aprile del 1997… e si è richiuso due anni dopo.

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Wesely sceglie l’ambiente urbano, fatto di monolitici palazzi o di strutture in costruzione per giocare col tempo e con lo spazio. Per le vie luci ed ombre a rappresentare l’Uomo, effimera presenza che perde la sua consistenza nel quotidiano e indaffarato pedalare di tutti i giorni e quasi scompare nella macchina da presa. A incorniciare il tutto astri e scie che lasciano la loro luminosa impronta “sull’immobile” volta celeste.
Questa serie di foto ha come titolo proprio “Shutter Open” – obiettivo aperto – e col tempo si è arricchita di altri scatti, come quelli dedicati alla ristrutturazione del MoMa di New York nei primi anni del 21° secolo. L’esperienza del fotografo tedesco ci ricorda le meraviglie della pellicola in un mondo fatto di scatti digitali e di alta risoluzione, ci insegna come il riutilizzo delle tecniche tradizionali possa, a volte, nascondere qualcosa d’ancora inesplorato e di una ricchezza disarmante.

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