Hamer Guitars: il manico artigianale del Rock

C’è un gruppo di artigiani che negli anni ’70 ha rifiutato l’approccio industriale delle grandi case per riprende a costruire a mano le chitarre elettriche. Oggi Hamer Guitars non esiste più ma noi vi raccontiamo la sua storia.

a cura di Francesco Bucci

Un nuovo modo di pensare la chitarra elettrica

Fine anni Settanta. Mentre gli storici marchi Fender e Gibson, forti del loro successo, passano alla produzione di massa di chitarre elettriche, uno sparuto gruppo di costruttori americani si lancia in esperimenti differenti per cavalcare l’onda del rock. C’è chi punta tutto sull’innovazione tecnologica (Kramer, Alembic, Travis Bean) e chi invece insegue un “hot-rod style” che mette al centro la personalizzazione dello strumento (le prime Shecter e Charvel).
E poi c’è Hamer Guitars che mira a recuperare il passato realizzando ottime chitarre artigianali dedicate ai professionisti resi”orfani” dalle scelte di mercato dei grandi marchi.

Oggi. Con la scomparsa di Hamer, acquisita anni fa da Fender come branca di Kaman e recentemente dismessa, muore un pezzo di storia musicale e ancora di più: muore una realtà di customing che nel suo settore ha prodotto degli oggetti straordinari. Da amanti della “personalizzazione ad ogni costo”, dei dettagli unici e della cura meticolosa dei particolari non possiamo restare insensibili a questo evento e desideriamo spendere qualche parola per rievocare la storia di un marchio recente ma portavoce di una qualità indiscussa.

Il primo basso Hamer e il suo creatore Jol Dantzig

hamer-bass

Paul Hamer e Jol Dantzig sono musicisti ma sono anche appassionati di strumenti vintage quando nei primi anni ’70 decidono di cominciare a girare il nordamerica alla ricerca di strumenti usati. Sarà forse per nostalgia, ma i due sono convinti (e non sono i soli) che la qualità degli strumenti “di fabbrica” contemporanei non abbia nulla a che vedere con quella del passato. Ben presto ai due si aggiunge John Montgomery: la loro attività è semplice, comprano, restaurano e rivendono chitarre usate in un piccolo laboratorio vicino Chicago.
Questo finché Dantzig non decide di costruire un intero basso da sé. QUESTO basso. Facile rischiare di confonderlo con una chitarra perché ruba la classica forma della Flying V e ci attacca anche una finta leva del vibrato. Lo strumento attira interesse fra collezionisti e musicisti locali così inizia la produzione (su piccola scala) delle Standard: ambiziosa fusione tra l’Explorer e la Les Paul Standard del ’59, dedicata ai fan della Gibson insoddisfatti della qualità degli strumenti più recenti.

Standard by Hamer Guitars

Dai Jethro Tull ai Police: tutti vogliono una SUNBURST

È con la Sunburst che però Hamer conquista il successo. La Standard aveva infatti un prezzo da collezione, mentre la nuova nata (doppia spalla mancante, mogano “alla Les Paul”, top piatto in acero e ponte “tipo Fender”) era decisamente abbordabile. Da Martin Barre a Andy Summers, tutti vogliono una Sunburst. Costa meno di una Les Paul e promette tutta la cura artigianale dei vecchi tempi unita alla potenza dei nuovi pick up (Di Marzio) e più affidabili meccaniche moderne.
Con gli anni ’80 anche Hamer si apre al grande pubblico cominciando a produrre in serie sia la Sunburst che altri piccoli classici come la Prototype, la Chaparral, la Special e un incredibile basso a dodici corde. Il workshop non dimentica però le sue origini e mantiene aperta una sezione dedicata alle chitarre custom su richiesta di singoli clienti: appartengono a questo periodo esperimenti particolarmente bizzarri come mandoloncelli elettrici e chitarre a cinque manici.

La popolarità arriva con la Sunburst

La popolarità arriva con la Sunburst

Con l’acquisto dell’azienda da parte di Kaman e l’allontamento dei soci fondatori l’Hamer in gran parte si perde, nel tentativo assurdo di competere sul mercato di massa con Fender e Gibson. Dopo una piccola rinascita sul finire degli anni ’90 segue l’acquisto e la dismissione da parte di Fender…

Gli strumenti di Hamer Guitars restano prodotti di culto. La qualità dei materiali impiegati e l’indiscutibile competenza della manodopera hanno guadagnato al marchio americano un seguito di fedelissimi che continuerà ad esistere nel mercato dell’usato. Chi ha perseguito artigianalità e originalità per così tanti anni merita anche il nostro rispetto.

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