Cronaca di un Futuro Passato

Le sculture di Stephane Halleux dipingono un universo fatto di suggestioni vintage in equilibrio tra ieri e domani

Testo    Francesco Bucci      /      Foto    Stephane Halleux

No, non siamo impazziti. Sì, ci piacciono ancora le moto anche se pubblichiamo pupazzetti.
D’altra parte, sarete d’accordo, l’arte nasce spesso dalla sperimentazione e la sperimentazione non può che essere frutto di suggestioni, spunti, commistioni. Questo vale per le moto, quelle davvero ben fatte, e per l’arte in generale.

Prendete Stephane Halleux e le sue statuette: personaggi che sembrano usciti dall’Ottocento, dalla rivoluzione industriale, e allo stesso tempo ricchi di elementi post-moderni, quasi dei cyborg nella loro integrazione uomo-macchina.

E’ questo futuro-vintage la cifra stilistica dell’artista belga, il passato che si scontra con la modernità generando un affresco naif coltivato in ogni dettaglio per oltre vent’anni. Alla base della sua idea ritroviamo l’influenza di Duchamp, di Magritte e di Broodthaerts: commistioni, per l’appunto, destinate a dare vita a qualcosa di nuovo e spiazzante

– La materia più importante sono i RICORDI –

Ma non stiamo parlando di mero “esercizio di stile”, di una moda ostentata per rincorrere il successo dei “pupazzi” di Tim Burton o chi per lui. Halleux non si limita a scolpire una statua ma la arricchisce di un carattere, un background, una storia da raccontare.
– La materia grezza più importante – racconta – più della pelle, del metallo o del legno, sono i ricordi dei personaggi, le passioni che li guidano, le loro emozioni –

Questa potente carica espressiva non ha lasciato indifferente nemmeno le grandi case di produzione statunitensi: Tim Johnson, direttore artistico della Dreamworks, loda le doti di narratore di Halleux e le sue statuette capaci di “raccontare una storia ricca e complicata semplicemente restando lì”.

L’universo di Stephane ha finalmente incontrato il mondo dell’animazione nel 2014 con “Mr Hublot“, vincitore del premio Oscar come miglior cortometraggio animato: in appena 12 minuti veniamo catturati da un mondo pittoresco in equilibrio tra libri polverosi e animali domestici robot.

Le miniature sono strumenti che l’artista belga utilizza con humor sopraffino ed una certa dose di cinismo per mettere in luce le incoerenze dell’uomo moderno. I personaggi non sono altro che un’accozzaglia di paradossi, inadeguatezze e conflitti interiori portati all’evidenza per mezzo di buffi pupazzi di pelle e metallo.

Specchio di un futuro-passato non così lontano dal presente come ci piacerebbe pensare.