Sunride 2014

A fine luglio un circo unico e rumoroso ha messo le tende a Pesaro per una 48 ore di musica e motori: ecco com’è andata

Testo Jeffrey Zani / Foto Marco Trionfetti

Il Kawasaki Z400 cafettizzato sì. Il GS con la sella che odora ancora di concessionaria no. Il Guzzi V7 sì. La Vespa PX del ’97 forse. Anzi no. A selezionare i modelli che possono accedere al parco moto del SunRide di Pesaro, la kermesse allestita per celebrare gli arditi che fanno della motocicletta uno stile di vita, è Marco Filios, uno dei cinque intraprendenti che hanno unito intelletto e sudore per creare una due giorni di “motorcycles, music and good vibrations”, come recita il volantino dell’evento echeggiando i Beach Boys. E’ lui a verificare che il dress code dei pellegrini arrivati nella punta Nord delle Marche non stoni con il tema della rassegna, fra un sorso di birra e una chiacchiera: «Questo è un raduno per moto speciali, collocato in una città speciale – racconta mentre accoglie una Triton con un inchino – perché la storia delle due ruote è strettamente legata a Pesaro».
Niente di più vero. Qui, all’alba del secolo scorso, fu fondata la Benelli, alla quale va riconosciuto il doppio merito di aver dato un mezzo di trasporto a parecchi italiani e di aver portato il tricolore ai vertici del Motomondiale investendo su talenti come Renzo Pasolini, il rivale storico del 15 volte iridato Giacomo Agostini, e Kel Carruthers, campione del mondo della 250 nel 1969. Dai litigi della famiglia (la Benelli era gestita da sei fratelli) nacque poi la Motobi, un altro marchio di lustro della città, così come la Morbidelli, guidata ai suoi esordi nelle corse da un certo Enzo Lazzarini, che non manca l’appuntamento con il SunRide e passeggia incuriosito fra le special in esposizione sul Molo di Levante, con l’acqua a portata di tuffo e la spiaggia a due passi. «Il nostro scopo – spiega Marco – è raccogliere sia i puristi delle moto d’epoca, sia i ragazzi che si dedicano alle personalizzazioni nei loro garage. Secondo me ci stiamo riuscendo».
Fra gli espositori si notano personaggi venuti da tutto lo stivale, come il duo romano di Emporio Elaborazioni Meccaniche, che ha iniziato la giornata con una brutta sorpresa: «Prima di partire ci siamo accorti che la parte anteriore del nostro carrello si era dissaldata. Abbiamo rimediato con un paio di staffe di ferro e qualche bullone». Poco più in là trafficano i modenesi di El Grippo, che si dedicano monotematicamente alle Vespe Piaggio. In esposizione hanno tre esemplari rivisti nella scocca e ritoccati nella cilindrata, mentre alle loro spalle campeggia il logo dell’officina: «Abbiamo scelto questo nome perché il grippaggio è qualcosa con cui hanno avuto a che fare tutti i veri vespisti. E’ il nostro minimo comune denominatore». Da La Spezia sono arrivati i ragazzi delle Officine Sbranetti (il loro GS, che sembra gonfiato dagli steroidi, ha fatto il giro del web), da Forlì il trio di Bottega Bastarda (il culto del dettaglio è nel marchio tagliato al laser applicato sui loro serbatoi), da Ravenna i martellatori di Vibrazioni Art Design, che plasmano le vesti delle loro creazioni riciclando barili di latta di utilizzo «petrolchimico o alimentare». Nascono così una Morini 350 Kanguro dalle spigolose linee marchiate Castrol e una ex Ducati SS 350 del ’92 rimodellata in forme morbide e rotonde sotto lo storico bollino delle banane Chiquita. Roba da buongustai. Come la NineT trasformata da Roland Sands in un tributo alle BMW R90S degli anni Settanta, alle quali si è ispirato nelle fattezze e nella livrea dall’arancione dominante che fa pendant con le tinte del tramonto.
Poi il sole va giù e iniziano le danze. Sul palco scatta l’esibizione dei The Last Killers, assodati per ammazzare la serata con un rock n’ roll caldo e valvolare, mentre sotto ai tendoni degli espositori le bevande annullano le inibizioni e le pedivelle di avviamento iniziano a scendere più o meno precise sotto agli stivaletti di pelle, le valvole a ballare e i motori a cantare. Smartphone sfoderati per riprendere burnout ed evoluzioni varie, strilli di incitamento e manate di gas al limite del fuorigiri. I ‘saggi’ che assistono alla scena mostrano qualche perplessità, ma i collettori di scarico incandescenti, di notte, diventano il simbolo rosso e vivo di una serata da immortalare con una foto ricordo. E allora «lasciamoli fare, tanto sono giovani, ma prima sarebbe meglio scaldarle, altrimenti si rovinano», balbetta un autoctono. C’è anche lui nella folla che popola il molo: ventenni che più hipster non si può, mamme con il biberon in mano, adolescenti con la minigonna inguinale, papà con il passeggino che non resistono all’occhiatina. Tutti insieme appassionatamente. Con passione. Nella città della passione.
Le saette avvistate in mare sono così spettacolari da sembrare proiettate da un documentario di National Geographic, ma rafforzano anche le previsioni dei meteorologi. Per il secondo giorno del SunRide è prevista acqua a secchiate, che arriva puntuale a guastare la festa. Dietrofront obbligato per gli espositori e concerti ricollocati al chiuso. Zuppi e beffati, ci si dà appuntamento al 2015 per il tris. Con più Sun, tanto Ride e meno rain.

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