ALFA ED ΩMEGA

Dal Sudtirolo alla Thailandia, dalle moto da corsa anni Sessanta alla Yamaha SR400 tutto pepe che vedete oggi. Il viaggio di Markus “Omega Racer” Pintzinger (e della sua prima special) tra motorini contromano, romanzi sci-fi e mezze-carene in alluminio lucidato.

Testo Francesco Bucci                                 Foto FAT Pictures

-Aggiungere cavalli ti rende più veloce in rettilineo. Togliere peso ti rende più veloce ovunque.- lo diceva Colin Chapman rimirando le sue Lotus, lo condivide Markus Pintzinger specchiandosi nella lucida carena argentata della sua special. “Sunmaster 14”, l’ha chiamata: una strizzatina d’occhio al Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, come a voler rivendicare un’eredità che affonda le radici nella Storia ma si proietta con energia nel futuro.

La Yamaha SR400 ha lasciato un segno indelebile nel mondo della customizzazione prima di passare di recente il testimone alla cugina CB e alla BMW Serie R, che abbiamo avuto modo di apprezzare in tutte le salse. Ma Markus non vede altro che la sua Yamaha SR del ‘98: la moto con cui ha girato in lungo e in largo la Thailandia, la terra che l’ha adottato ormai più di 10 anni fa. Moto dalle prestazioni non eccezionali, forse, ma dotata di una meccanica semplice adatta alla personalizzazione e di un cilindro singolo di gran carattere.

La scena motoristica thailandese di inizio millennio era profondamente diversa da quella, in fermento, attuale: pochissime moto sopra i 125cc, prevalentemente giapponesi importate in pezzi e rimontate successivamente per sfuggire alla mannaia delle tasse. Un “Far West” motociclistico dove le moto girano senza targa e contromano, camion e taxi eseguono manovre da kamikaze e se la polizia ti ferma te la cavi con un sorriso e una mancia di pochi euro. Una terra di contraddizioni, decisamente diversa dalla Bolzano natia, ma capace di accogliere col calore della gente e i suoi paesaggi mozzafiato. L’amore per l’SR porta Markus a pubblicare dapprima un blog dedicato e poi, su invito di tanti appassionati locali, uno store online specializzato in parti di Kawasaki W650, Triumph e, ovviamente, SR. Il progetto Omega Racer mette Markus in contatto con i migliori fornitori e fabbricatori di parti della Thailandia: impossibile non finire per progettare una special.

– Non chiamatela “cafe racer”– ci tiene a precisare il nostro amico sudtirolese: termine abusato per indicare quasi ogni categoria di custom e che dovrebbe invece far riferimento solo ad un certo tipo di filosofia, quella dei rockers e dei cafe londinesi del dopoguerra. Niente di più lontano dalla Sunmaster 14, che è invece un vero e proprio tributo al mondo delle vecchie moto da corsa anni ‘60: Ducati, Guzzi, Honda, Kreidler sopra le altre.

Moto da competizione concepite per essere ultraleggere e quindi più veloci delle avversarie. Markus ha smontato completamente la sua SR, commissionato o acquistato varie parti, realizzato alcune finiture artigianalmente e poi riassemblato il tutto con le sue mani. Dopo la verniciatura a polvere del telaio, eseguita con perizia da Cog’n’Roll in satin dark bronze, Markus si dedica alla pulizia e alla ricostruzione del motore, volutamente lasciato senza alterazioni. -Ho visto troppi grippaggi con SR pompate per correre il rischio- ci racconta. È sufficiente il nuovo carburatore Keihin FCR39 a dare quello sprint in più, bilanciato dalle alette maggiorate sul cilindro e dal serbatoio esterno in alluminio per raffreddare l’olio. Il caldo della Thailandia rischia di giocare brutti scherzi.

Il fulcro di questa build ruota intorno alla coppia carena-serbatoio: pezzi unici fabbricati a mano secondo le indicazioni di Markus. Non è comune imbattersi nel contrasto fra l’alluminio lucido della mezza carena e quello spazzolato di serbatoio e codino. Contrasto al tatto ma profondo legame nelle linee, morbide e seducenti, che muovono dalla carena e dal serbatoio dal taglio classico, fino ad abbracciare il segmento sella-codino dalle forme più originali.

La sella in vera pelle con logo Yamaha è stata realizzata da The Sports, ottimo preparatore thailandese, così come i semimanubri e i mini interruttori. Tutto il resto è stato costruito artigianalmente o assemblato da Markus: homemade la cinghia in pelle, l’emblema in ottone del serbatoio e il parafango posteriore in plexiglass. Notevole anche la cura della ciclistica con le sospensioni progressive WM anteriori, gli Ohlins posteriori, nonché i cerchioni Akront (con pneumatici Dunlop Roadmaster TT100) e il forcellone in alluminio. Tante le finiture studiate per far risaltare la Sunmaster 14: il coperchio della frizione modificato, le pedane Peyton, il tachimetro di una Daytona e gli specchietti Halcyon.

La creatura uscita fuori dall’officina di Markus rende onore ai modelli storici a cui si ispira e fino in fondo tiene fede alle parole di Chapman, l’ingegnere britannico che ha rivoluzionato la Formula 1: “Simplify, then add Lightness”.

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