Triumph Rafale

Un pezzo unico, una lavorazione di pregio che mescola antico e moderno con eleganza, gusto e tanta artigianalità

a cura di Alessandro Ferraro

Dicevano gli antichi romani: “In nomen omen”. Il suo? Rafale: “raffica di vento”. Merito dell’estetica aggraziata, che sancisce quell’ indecifrabile quanto potente sensazione di leggerezza e velocità, oppure del sistema combinato a tre scarichi, capace di far letteralmente vibrare il cuore.

Se siete cultori delle linee classiche, dei materiali raffinati e un po’ nostalgici dell’epoca d’oro Triumph, questa è la moto che fa per voi (almeno in teoria!). Eh sì perché questo gioiellino totalmente rifinito a mano non è la solita vecchia gloria ristruttura, ma un sapiente medley di vintage e moderno che cattura ed esalta il meglio di entrambi. Un pezzo unico, nato dalla passione di Laurent Amann. Un passato da ingegnere automobilistico e da designer; poi, quattro anni fa, la scelta di dedicarsi alla restaurazione di moto classiche e avviare la propria officina, Storik.

Più di un anno di lavoro per una celebrazione estetica unica nel suo genere. La silhouette leggera e lo stile di guida proteso in avanti richiamano alla mente gli anni 60’, quelli della Trident 750cc, il cui motore rappresenta la base di questa ambiziosa, e riuscita, reinterpretazione.

“Abbiamo sostituito il telaio della Trident con uno più solido preso da una Bonneville T140. Lo abbiamo ridisegnato implementando un nuovo forcellone ottenuto da un tubo d’acciaio di quelli usati in aereonautica e gli abbiamo conferito un aspetto forte ma elegante che si addicesse a ciò che avevamo in mente.”

Dal telaio alla performance su strada, ogni aspetto è stato vagliato con minuzia e dedizione. Il moderno c’è, ma è ben integrato e non disturba l’eleganza dello spirito Triumph. L’insieme è sobrio e vivace: si coglie subito la sensazione di leggerezza e aerodinamicità data dall’ovale del cupolino, ma nonostante lo slancio in avanti, le linee rimangono pulite e decise, conferendo carattere soprattutto all’altezza del serbatoio e del codino.

ALCUNI DATI TECNICI:

  • sospensioni Maxton
  • forcelle Marzocchi da 38mm
  • sistema frenante AP Lockheed
  • sistema a triplo scarico (omaggio al GP Racing degli anni 60’) rivestito in ceramica grigia e curvato a mano
  • carburatore Dell’Orto PHF
  • contachilometri Motogadget Chronoclassic

Completa il tutto la sottile sella ricurva, opera del maestro Jun Takakuda che ha optato per una soluzione bicromatica accostando le sfumature burgundy della pelle di bufalo a quelle verdi del suede in un intricato quanto meticoloso gioco di cuciture.

Per concludere, è facile mettere all’indice questo modello, tacciandolo come l’ennesimo pezzo “troppo perfetto” da tenere in bella mostra. L’eco dei puristi per cui le vere Cafe Racer sono fatte in garage, con le mani sporche e con le componenti più disparate già si insinua tra le ultime righe di questo testo. Tuttavia, senza colpe ne meriti, tutti concordiamo con una cosa: ogni moto appartiene alla Strada, ed è lì che chi la possiede ne coglie il lato più sincero!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.