Triumph Bonneville 1963 Desert Sled: sulle tracce di Steve McQueen

Era il 1964 e Steve McQueen fu conquistato dal mondo delle competizioni off-road, ispirato dall’amico stuntman Bud Ekins, sua controfigura ne La Grande Fuga. Ed è proprio nell’officina di quest’ultimo che viene forgiata questa special: “la Slitta del Deserto”.

a cura di Francesco Bucci

Steve McQueen resta una delle icone indimenticabili del motociclismo, forse per quell’indissolubile rapporto che ha unito l’uomo e il motore, la star e le motociclette. Forse non tutti sanno che Terrence Steve McQueen ricevette un triciclo rosso per il suo quarto compleanno da un suo vecchio zio… un segno del destino, forse. Operaio su una petroliera, bidello in un bordello, Marine congedato con onore, dalla metà degli anni Cinquanta cominciò a gareggiare nei weekend per alzare qualche soldo in più.

Il salto sul grande schermo, dopo il suo trasferimento in California, non gli impedì di coltivare la sua passione per i motori (oltre 100 le moto rinvenute nella sua collezione il giorno della sua morte, nel 1980). Tra tutte le moto, quella rimasta stampata nella mente di tutti gli appassionati non può che essere la Triumph TR6 650 che cavalcò ne La Grande Fuga. Il salto della staccionata con i Nazisti alle calcagna e la sua fuga verso la libertà restano immagini indelebili.

Fu quella la sua prima moto da off-road, passione nata dall’amicizia con Bud Ekins (suo stuntman) e che lo portò a rappresentare gli Stati Uniti nell’International Six Days Trial del 1964. Oggi vi andiamo a raccontare un’altra moto da cross leggendaria, una vera e propria creatura del deserto preparata da Steve e dallo stesso Bud per fronteggiare le asperità di una terra che non perdona.

Triumph Bonneville 1963 “Desert Sled”: nata per vincere

Basta uno sguardo a questa Bonnie modificata per capire quanto Steve prendesse sul serio il motociclismo: pochi fronzoli da star del cinema, nessuno spazio per bizzarrie ed eleganza. La “Desert Sled” era una moto nata per affrontare il deserto e sconfiggerlo. Le modifiche necessarie a trasformare l’elegante inglese in una scrambler adatta al deserto sud-occidentale furono eseguite nell’officina californiana di Bud Ekins, Sherman Oaks.

Il primo intervento ha riguardato l’anteriore: sostituite le gomme originali con pneumatici Triumph 1956 e cerchioni nuovi da 19″. Alla forcella sono stati aggiunti ammortizzatori da sidecar e il baricentro lievemente rialzato lavorando la corona dello sterzo. Importanti modifiche anche al posteriore, dove il telaio è stato piegato verso l’alto per ospitare gli pneumatici tassellati Dunlop 4.00 x 18 Sport.

I manubri sono Flanders con protezioni in pelle sulle manopole, mentre i cavi dell’acceleratore corrono sopra il serbatoio, fissati con staffe in lega alla coppia di carburatori 1 1/8 Amal.

Respirare il Deserto

Una puntale Harlan protegge la parte inferiore del motore, le pedane sono state ovviamente rinforzate così come l’asta del freno posteriore, il cui diametro è stato aumentato fino a 5/16″ e inserita all’interno della struttura del telaio per proteggerla dagli urti. Anche il serbatoio dell’olio è stato modificato per aumentarne la capacità e spostato sotto la sella dove funge anche da parafango: il massimo dell’efficienza, con un piccolo risparmio di peso.

Il motore resta quasi del tutto un Bonneville originale, ma la compressione è stata abbassata da 12:1 a 8 1/2: 1 per una maggiore affidabilità. La spia dela pressione dell’olio è stata convertita in una valvola di scarico pop-of con una linea di ritorno al serbatoio dell’olio. Le camme sono Jomo TT e le candele Lode RL47 Platinum.

Non è difficile capire poi il ruolo fondamentale dei filtri in una terra polverosa come quella del deserto: il compito è stato assegnato a dei filtri paper-pack collegati ai carburatori attraverso una speciale scatola per la raccolta, verniciata in nero, che fa da contrappunto al verde profondo del serbatoio. Gli scarichi sono opera di Ekins, lasciati al naturale per migliorare la dissipazione del calore.

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