MOTO DEL LETTORE: Guzzi Nuovo Falcone

Dalle auto d’epoca ai pullmini VW, dalle moto anni ’70 alle prime speciali. Ecco la Nuovo Falcone elaborata dal nostro lettore Marco Serra, uno che i motori li ha nel sangue.

a cura di Francesco Bucci

Per Marco Serra, nostro affezionato lettore di Gallipoli, che siano quattro o due le ruote c’è poca differenza. L’importante è il canto del motore, specie se d’epoca. L’importante è sporcarsi le mani per costruire, riparare, modificare, migliorare. Non poteva essere altrimenti per uno che praticamente è “nato” dentro un’officina meccanica. Dal primo Maggiolino Mexico alle moto (una Trident del ’71 e una Laverda SF 750 del ’72), fino ai bus Volkswagen T2 Pick-up, per l’occasione dipinti a mano e potenziati con un motore VW-Porshe 914.

Da lì a creare moto speciali il passo è breve: prima una Honda CX 650 strappata ad un cliente dell’officina paterna per un prezzo di favore, poi la bella Guzzi Nuovo Falcone che vedete in foto, ex moto dei Carabinieri ferma in un garage da anni, recuperata e rimessa a nuovo.

Le modifiche

Portata a casa nel giorno del suo compleanno, Marco non sta nella pelle e dopo una pulizia sommaria del carburatore la mette in moto. Il Falcone parte subito: un segno incoraggiante! Inizia subito lo smontaggio, pezzo per pezzo, e le modifiche al telaio: nel frattempo comincia a recuperare un pezzo dopo l’altro.

  • Serbatoio di una Honda CB500 Four
  • manubrio della vecchia Yamaha di un cliente
  • vengono abbassati i supporti del faro anteriore
  • modificato il cavalletto centrale per far entrare i nuovi pneumatici da trial della Mitas
  • ammortizzatori nuovi, recuperati in un mercatino, derivazione Yamaha
  • reso più essenziale l’impianto elettrico
  • fanalino di una Guzzi anni ’60
  • Portatarga, sella e tabelle portanumero sono state realizzate artigianalmente

– Il colore NON esiste – ci racconta Marco – Ho semplicemente mescolato a casaccio alcune rimanenze. – È stata eliminata la copertura del volano, ora lasciato a vista in onore delle vecchie Guzzi. Il motore è stato verniciato in nero opaco con l’unica eccezione delle estremità delle alette del cilindro. Lo scarico è made in Royal Enfield.

 – Corona da 33 denti, filtro aria aperto… e via! –

È da un anno che il Falcone ha spiccato di Nuovo il volo e accompagna Marco per le strade del Salento incurante del freddo, del vento, della pioggia e, quest’anno, anche della neve!

Ma lungi dall’accontentarsi, il lavoro sul Guzzone non ha fatto altro che accendere la “scintilla del preparatore” nella mente del nostro lettore che è già al lavoro su due nuove special: una Ducati Scrambler 450 prima serie e una Harley Davidson Shovelhead… siamo sicuri ne verranno fuori due grandi lavori!

1 commento
  1. Giacomo D'Anna
    Giacomo D'Anna dice:

    Ciao a tutti,
    dico la mia sulla moto di Marco Serra, che mi piace assai. Scrivo perché ho un Civile del ’72 normale, ASI (è il mio secondo NF), quindi mi prendo il diritto di commentare.
    Scherzi a parte, non sempre si vedono modifiche di questo tipo così rispettose del modello e della personalità della moto, spesso sono dei veri e propri dispetti, ingegnosi e creativi quanto si vuole, ma per lo più esteticamente mortificanti. Invece il lavoro di Marco risulta molto piacevole, e solo in apparenza semplice; insomma, interventi ponderati per un insieme bilanciato e intrigante. Meno male che ha rinunciato al serbatoio della CB 400N, tanto valeva montare quello del Civile… Mi domando però perché la bobina sia uscita dalla sua tana e se i portanumero siano necessari: è così particolare lo spazio vuoto sotto serbatoio e sella, interrotto solo dal carburatore che pare stia addentando una testa abbattuta. Peccato che il dinamotore sia stato aggiunto per forza di cose, dato che non c’è più la batteria, giusto? Infine, se non si rinuncia alla sella lunga, tingerei le pedanine color telaio, non che sciupino la pulizia della parte posteriore (il punto sella-portatarga-fanalino-sospensioni è davvero notevole), ma secondo me starebbero meglio.
    Adesso un mio personale parere sul Nuovo Falcone in generale, dato che mi sono attribuito il diritto di commentare. Secondo me è una delle moto più brutte mai prodotte, e con difetti congeniti così marchiani che 16.000 esemplari sono stati anche troppi, e pensare che è sorella della V7, capolavoro assoluto e ineguagliato di Lino Tonti.
    E allora? Allora succede che nel 1981, quando avevo 22 anni, ho comprato il primo NF civile dal mio meccanico, che ha faticato non poco per scucirmi 500.000 lire per una specie di trattore, usato ma in ottimo stato. Beh, proprio i suoi difetti eclatanti, nel primo dei quali ti imbatti appena innesti la prima e cerchi di muovere il secondo dei difetti: più di due quintali di roba, mi hanno fatto sentire fin da subito come fossi dotato di capacità speciali, senza le quali quella moto non si guida. Cambiare, pedivella a destra, al giusto numero di giri, tenere conto delle marce molto distanziate nelle scalate sul bagnato, il peso, il volano che ostacola i curvoni veloci, mi dava un grande piacere, come se fosse una moto non per tutti e che volesse distinguersi dalle coeve giapponesi che urlando arricciavano l’asfalto ai semafori. Sì, ne ho presa un’altra, anzi, è stato un regalo di mia moglie per i miei 50 anni, ma questa è una storia a parte, che ho scritto ma che esula dal tema di questo blog.
    Giuro che ogni volta che la metto in moto si ripaga dei soldi che mi ha fatto spendere: credo di essere l’unico motociclista contento di fermarsi ai semafori rossi per contare i colpi del motore uno ad uno.
    Una cosa però mi domando: perché all’estero viene tuttora usata come base per elaborazioni, alcune delle quali veramente estreme e grottesche – fate un giro in rete – e qui da noi no, tranne qualche temerario? Eppure a parte in Jugoslavia all’estero ne sono andate poche, specialmente in Germania, Belgio e Olanda, dove si sono accaniti per davvero su una Guzzi che chiedeva di essere ricordata solo nelle foto in divisa, e dimenticata nel vestito della festa.
    Grazie.
    Giacomo

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