Tra i Ghiacci del Bajkal

Un’avventura lunga 2000 km tra le coste del bacino d’acqua dolce più grande del mondo. Un viaggio in sidecar attraverso l’inverno siberiano per incontrare quei russi che lasciano la periferia delle città post-sovietiche per scegliere la vita nella taiga.

Un Reportage di Thomas Goisque

Testo liberamente tradotto da Francesco Bucci

Il camion continua ad affondare. Il telaio poggia su una lastra di ghiaccio che può cedere in qualsiasi momento. Il gas di scarico impedisce al ghiaccio di solidificarsi. Oleg si è avventurato su queste acque senza conoscerne i pericoli. Una squadra di soccorso è arrivata sul posto a bordo di una motoslitta. Gli operatori fanno leva con travi e assi di scorrimento: un metodo medievale, forse, ma molto efficace. Questi russi, che spesso si rivelano impacciati nelle attività sociali più semplici, dimostrano una straordinaria competenza nelle situazioni di pericolo. Il camion viene estratto dalla trappola.

Poco prima Thomas Goisque, il fotografo, è caduto in un crepaccio. Il rischio è fin troppo facile da immaginare: restare bloccati sotto il ghiaccio senza riuscire più a trovare la fessura per uscire. Sotto di lui i 1500 metri di profondità del lago. Un bel bagno gelato. L’attrezzatura fotografica però ha resisto: marca tedesca.

I quattro reporter francesi hanno iniziato il loro viaggio a Irkutsk. L’obiettivo è chiaro a tutti: 2000 km a bordo di autentici sidecar Ural 650cc, gli stessi di cui Hitler rubò i progetti prima di rompere il patto di non belligeranza. I russi, conservatori per natura, continuano a produrre queste macchine anche dopo il crollo dell’URSS.

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