BMW R75/6 HUSKYMER: la rivolta svedese

La scrambler realizzata da Mokka Cycles può piacere o non piacere ma non possiamo dubitare della sua originalità. Estrema la scelta di partire da un classico del mondo cafe racer come la teutonica serie R e poi lavorare in direzione totalmente opposta, secondo i criteri cross-scandinavi dell’Husqvarna. Vediamo insieme come.

Testo  Francesco Bucci   /   Foto  Mokka Cycles (Facebook)

Rompere gli schemi non è mai facile…

nemmeno nel mondo della customizzazione motociclistica. Proprio quelle officine che dovrebbero essere luogo di sperimentazioni, tentativi falliti e sogni rivoluzionari troppo spesso si trovano a dover sottostare alla vile “legge del mercato”. Poco possiamo fare se entra un cliente che vuole una moto “che sembri” una cafe racer, spendendo poco e magari anche in fretta.

Fortunatamente non è il caso dei ragazzi ungheresi di Mokka Cycles che, forti degli ottimi lavori degli ultimi anni e investiti della massima fiducia da parte del committente, si sono potuti permettere un lavoro indipendente dai canoni e innovativo.

Ma come fare a inventare qualcosa di nuovo partendo da una BMW che più classica non si può? La serie R della casa tedesca è infatti stata “saccheggiata” in lungo e in largo dai preparatori di cafe racer per via del solido motore raffreddato ad aria e del telaio adattabile a qualsiasi estrosa modifica possa venire in mente.

Non basta più una sella brat e una spruzzata di nero sul telaio per fare una cafe racer su base BMW… e meno male!

Ci voleva una scelta controcorrente, fatta di voglia di stupire, personalità e coraggio. E così fa il duo di Budapest: recupera il serbatoio di una vecchia Husqvarna WR e lo piazza senza tanti complimenti al posto del tozzo serbatoio originale BMW, un’altra icona del mondo cafe racer. Dopodiché comincia ad intervenire con tante corpose modifiche seguendo lo stile della casa svedese, “rinnegando” il Boxer BMW e la “filosofia” classica di customizzazione della moto tedesca. Il risultato è qualcosa che difficilmente vediamo in giro.

A partire dal serbatoio lasciato al naturale, con tutti i segni del tempo e la sua linea iconica (a prescindere dai gusti), tutto il lavoro prende la direzione di una Enduro anni Settanta. Il manubrio realizzato artigianalmente, semplice, efficace e con le frecce incorporate agli estremi. Le pinze Accossato, ad attivare i nuovi dischi Brembo per frenare la potenza del Boxer “rinfrescato” (con nuovi pistoni e testate modificate) ed un nuovo scaricone in acciaio che urla “Cross” ad ogni tocco del gas.

Un bel lavoro anche al retrotreno con il telaio adattato per rialzare la sella all’altezza del nuovo serbatoio, lasciando anche dello spazio sul posteriore per legare oggetti utili. A completare il “tour” le modifiche alle ruote con i nuovi pneumatici e i parafanghi in lega.

Il risultato lo avete davanti agli occhi: una moto con due anime, piena di contraddizioni, che tuttavia “funziona” ed è davvero una boccata di aria nuova nel panorama custom.

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