Ardent Motorcycles: motociclette fatte a mano

Uno sguardo sull’ultimo lavoro di Ardent Motorcycles, etichetta dietro cui si nasconde il lavoro di un solo uomo, Curtis Miller. Curtis è uno che nella vita ha sempre usato le mani, non solo per lavorare sulle motociclette: il suo approccio radicale l’ha portato alla creazione della Grand Prix, una special che parte dal motore di una Sportster 1200… e vi crea attorno un mondo nuovo.

Testo  Francesco Bucci   /   Foto  Ardent Motorcycles

La storia di Curtis Miller e della sua Ardent Motorcycles non è una storia comune: ci sono preparatori che esaltano il loro pedigree plurigenerazionale, chi racconta del primo incontro con le moto in tenera età, di una passione che accompagna tutta una vita. Per Curtis non vale niente di tutto questo. Sale in sella ad una moto per la prima volta a 56 anni… dopodiché però non scende più.

– Mi sono innamorato delle motociclette per le emozioni che provo quando guido. Adoro il suo fascino spontaneo, elementale, il motore che si mette in moto, le gambe che si rannicchiano e il suono del metallo vibrante. –

Per i 5 anni successivi Curtis decide di dedicarsi alla personalizzazione della sua moto con la cura meticolosa che gli è propria. Non sarà un meccanico nato, forse, ma Curtis Miller è uno che con le mani ci ha lavorato tutta la vita: pittore, fotografo, liutaio, persino fabbricatore di kayak. Dopo pochi mesi con le mani unte d’olio è pronto ad iniziare una nuova avventura.

Non ci si improvvisa preparatori, e Curtis lo sa: così studia, frequenta corsi di meccanica e lavorazione del metallo perché vuole imparare a fabbricare una moto da zero, dal metallo grezzo. Il risultato è lontano dalla perfezione ma questa esperienza gli fa capire la direzione da prendere: così mette le mani sulla sua prima Harley e quello che ne esce fuori è l’ottima Cafe Sportster, già elogiata da vari blog di settore (e che trovate nella foto più sotto).

Cafe Sportster, opera prima di Ardent Motorcycles

La moto in testa a questo articolo invece, sempre su base Sportster, è il frutto delle sue ultime fatiche. Partendo da un concept simile alla precedente, Curtis decide di orientare il suo lavoro verso le motociclette da Grand Prix degli anni Sessanta, in particolare le moto giapponesi con i loro serbatoi lunghi e stretti. Ovviamente l’ingombrante 1200 di casa HD ha richiesto un lavoro di adattamento ma non possiamo non notare l’influenza “sportiva” nel design.

L’idea di fondo è un corpo interamente forgiato in alluminio, con il lavoro del solo Curtis: telaio, serbatoio, carena, forcellone e scarico in acciaio. Un lavoro di artigianato vero e di grande difficoltà ma l’alluminio riflette la luce meravigliosamente. Nonostante le somiglianze con la precedente creazione abbiamo tante differenze: la parte anteriore della sella più stretta, la mezza carena e lo scarico decisamente più elaborato. Look elegante ma anima racer testimoniata dal canto dello scarico.

The Grand Prix, by Ardent Motorcycles

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