Film: L’Ultimo dei Mammuth

Mammuth è uno dei più interessanti film interpretati da Depardieu, dedicato al figlio scomparso dai registi, amici che condividevano con lui le critiche a una società che spinge gli uomini verso l’abbrutimento e l’alienazione.

a cura di Francesco Ceccoli

Mammuth è il soprannome di Serge (Depardieu), un uomo totalmente estraneo alla società in cui sembra non essersi mai calato, un essere “socialmente disabile” come lo hanno definito i registi, non è in grado di gestire la più semplice delle operazioni che la quotidianità riserva, un essere ingombrante e inadeguato, fuori contesto, di nessuna utilità, e nessuna importanza.

Munch Mammut è anche il nome della moto che Serge, oramai giunto al pensionamento, inforca dopo anni per recarsi dai suoi precedenti datori di lavoro che non hanno versato i contributi, la ricerca lo trascinerà attraverso le campagne francesi, fra giostrai, vecchie locande, bar trasandati e strutture fatiscenti senza memoria.

Talvolta accade che il lavoro influenzi talmente tanto la vita da non lasciar spazio all’essenza del proprio essere. Giunto alla pensione, Serge è come un recluso che viene rilasciato dopo una vita in galera, senza la minima idea di come funzioni il mondo, o di quale sia stato il suo scopo.

Questo on the road surreale e grottesco procede ad episodi, ognuno dei quali potrebbe essere proiettato separatamente. Ogni tappa aggiunge un tassello della vita di Serge, costellata di lavori occasionali che lo hanno visto coinvolto. E si affastellano nella sua memoria, assieme ai paesaggi abbandonati, anche altri ricordi, rimorsi, vecchie reliquie senza più ragione di esistere.

Mammuth diviene anche definizione di un particolare tipo di persona, che tutti abbiamo incontrato almeno una volta, un tipo taciturno, a cui non viene attribuita particolare intelligenza o acume, su cui nessuno si è mai soffermato più di tanto, che tende a subire la sua stessa vita passivamente, per mancanza di interesse, o a causa di un profondo trauma. Becchino, buttafuori, uomo di fatica al circo e, infine, macellaio, questi i lavori che Serge ha svolto nel corso della sua vita, la sua ricerca per recuperare i documenti mancanti, a poco a poco, diventa inutile; ma il suo vagare sarà anche l’occasione per fare visita alla nipote, una persona a lui affine: i due sembrano parlare il medesimo linguaggio, lo stesso che li rende incomprensibili agli altri, che li considerano pazzi, o, nel caso di Serge, semplicemente stupidi. I due hanno un loro modo di comunicare profondo e allo stesso tempo naturale. Come quei gemelli che nei primi anni di vita creano un codice tutto loro, inaccessibile a chiunque altro, inclusi i genitori.

La nipote Solange, in arte Miss Ming, è una delle tre donne della vita di Serge che lo aiuteranno a ritrovare sé stesso: la moglie sostenendolo nel presente; il suo primo amore -Isabelle Adjani- liberandolo dal passato; e infine Miss Ming riconciliandolo con la parte di sé stesso alla quale non aveva mai dato modo di esprimersi, e che aveva soffocato col lavoro. In bilico tra il personaggio e sé stessa, e per questo ancor più autentica, venne scoperta dai due registi mentre declamava poesie sulla spiaggia. Già presente nei loro film precedenti Avida e Louise e Michel – Miss Ming è attrice, poetessa, scultrice e sue sono le bizzarre creature costruite con pezzi di bambola utilizzate come scenografia nel film.

I due registi hanno cercato di sorprendere Depardieu, in modo da tirare fuori il personaggio che volevano da lui, per fargli studiare il suo ruolo lo hanno mandato dapprima nel mattatoio di un’impresa di insaccati, dove ha dovuto lavorare con gli operai del luogo; in seguito è stato introdotto ad un gruppo di motociclisti e poi in un grande squat di giovani artisti indipendenti.

Mammuth è dedicato a Guillame, il figlio di Depardieu morto a 37 anni. Lo stesso Depardieu precisa che: ”E’ stata un’idea dei registi, erano molto amici di Guillame che faceva parte del loro mondo artistico, condivideva le loro critiche a una società che spinge gli uomini verso l’abbrutimento e l’alienazione”.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.