Fester – Alessandro Pollio

Dal Venezuela, a Miami e infine a Casalpalocco la storia rocker, di un superappassionato di motori.

Testo Mauro Di Giovanni     /      Foto Roberto Brodolini

“Fester”, oppure “Zio Fester“, come il calvo della famiglia Adams, è Alex oppure Sandro e comunque un superappassionato di motori. Nasce “caraqueno” in Venezuela, poi i genitori si spostano in America e più precisamente in Florida a Miami, già a cinque anni gli infilano sotto il sedere una Kawasaki 90, che adopera come una bicicletta a motore. Ma è negli USA, che il giovane Fester, che immaginiamo cinquanta chili orsono e con i capelli folti si appassiona alle moto, sopratutto off-road. Segue le orme paterne, appassionato come il genitore di auto diremmo antiche, come le ford “T” ed “A” degli anni ’20, oppure dei pick-up americani. Sempre in America scopre il rapporto fra motocicletta, spazio e libertà.

Un concetto e un dominio “vivo”, per i motociclisti, lettera morta per gli altri, che ne intuiscono la portata, ma ne ignorano la sostanza e la qualità: “La moto fra da tramite con la natura e aiuta a dispiegare le ali della libertà. Ma solo esercitandosi nell’andare questa affermazione diventa -vera-“.

Questi elementi saranno decisivi nel segnare un percorso cognitivo articolato che Fester si appresta a percorrere nel “vecchio mondo”. Giunto nell’area dell’Urbe, Fester è allocato a “Palocco”, quella Casalpalocco a metà strada sulla Cristoforo Colombo fra l’EUR e Ostia, verso il mare. Ville, villette, pini mediterranei e molto altro come la passione per i motori che contraddistingue da sempre gli abitanti della contrada.

Vademecum

L’Antipioggia è sempre stato un caso, anzi un vero “casus belli”, nei confronti di noi stessi: “Lo porto o non lo porto”, perchè portarlo può dar fastidio a un rocker, non stiamo mica parlando di turisti con diligenze, borse, pacchi e salmerie. La regola è che se lo porti non piove e che se non lo porti ritorni “zuppo”. Pertanto sui percorsi brevi da fare in giornata, te la rischi oppure ti porti dietro una cosa inutile, ma sui percorsi lunghi (giorni e giorni in moto), è obbligatorio. La pelle tiene, ma fino a un certo punto, pertanto o si parte con un antipioggia in un pezzo, oppure con uno in due pezzi. Quello in un pezzo fa più scena, è una tuta antipioggia, ma per infilarlo, e si aspettano sempre le prime gocce, e più problematico, specialmente se si hanno stivali di una certa grammatura.

In alternativa ai prodotti tecnici, facendo sempre attenzione che siano ben serrati i polsi e la gola, per impedire l’ingresso dell’acqua e dell’aria, possiamo scegliere fra i famosi “paraffinati” inglesi, o la plastica da vela. Non bisogna dimenticare che gli inglesi sono stati i maestri dell’abbigliamento dedicato fin dai primordi del motociclismo, i marchi Barbour e Belstaff, hanno vestito i motociclisti fino agli anni ’70. Il paraffinato Barbour, una giacca a tre quarti con la tasca da torace inclinata, era in uso ben prima degli anni ’30, mentre la Belstaff, più moderna si consacrò negli anni ’60.

Dopo essere passata di mano, dagli inglesi agli italiani, ha perpetrato il suo glamour fino ai nostri giorni. Il paraffinato, giacca, pantaloni e ghette per gli stivali, va rigenerato ogni anno, con un attento lavoro di pulizia e susseguente spalmatura accurata del prodotto dedicato, che rinnova l’inceratura. Dal punto di vista tecnico è il migliore, perchè permette la traspirazione attraverso la trama tessuta. Un risultato che anche il Goretex ed altre trame sintetiche attuali cercano di imitare. Ma un autentico paraffinato inglese è un altra cosa. E’ il taglio sartoriale che fa la differenza per portabilità e comodità. Con i paraffinati l’antipioggia è insìto nella giacca e comunque, per non avvilirsi troppo, sceglietelo bello e non in palese contrasto cromatico con le moto e con gli altri, vi trovereste come un pesce nell’acqua, ma “fuor d’acqua”. Ti sei ricordato l’antipioggia?

I cavalli meccanici

Arrivato a Roma il giovane Fester, che non si chiamava ancora Fester, comincia con i cinquantini da “cross”. E’ il tempo, troppo breve, del Fantic Motor “Caballero” 50, delle Aprilia T 50 a 6 rapporti e della Tuareg e di un numero indefinito di SI, Piaggio che gli vengono poi rubati “spesso e volentieri”. Questo è il tempo che sulle orme paterne dedica allo storico, dopo un Motom 60, targato è la volta delle Moto Guzzi: dal Cardellino, al Guzzino, dalla Lodola 235, allo Stornello, senza trascurare i vari doppio W, l’Astore, il Falcone e l’Airone 250, tutti i pennuti dell’antica polleria lariana.

Ma in breve arrivano le Harley Davidson, sotto varie forme, ma sopratutto con lo Shovelhead della Electra Glide 1200. Fester è rimasto un pochino “harleysta” e questo si può desumere dalla barba alla ZZTop, dal portafoglio a catena e da certi atteggiamenti sbrasati… ma l’uomo è di pasta tenera e si può digerire anche una certa tendenza. Del resto dopo essere approdato da ormai lungo tempo alla Norton Commando “Fast Back” 750, la sua “vera” motocicletta, “Zio”, ci ha confessato che con il passare degli anni: ” Ho trovato il mondo biker sempre meno interessante, con una attenzione sempre minore nei confronti della moto che guidavano e un interesse accresciuto per giubbetti e belletti, meno moto e più cazzate “. “Ho sempre nostalgia dell’America e dei suoi orizzonti, ma anche del suo costume tutto sommato frivolo, che mi rimanda ad un età diversa ormai lontana”.

On the road

Fester si è fratturato poche volte, ma buone. Un palmares da rocker, con dodici costole fratturate e otto ipofisi vertebrali, poi un polso distrutto e altri incidenti fra cui un tamponamento per distrazione. La stessa distrazione che un giorno, procedendo con le altre moto inglesi dell’HOMC lo ha lanciato in un roveto, in curva a bassa velocità, scambiato per un prato. La moto si è rovesciata a 180°, con la ruota anteriore che girava all’aria e Fester sdraiato fra i rovi con una mora in bocca  :). Per celebrare l’evento compera un furgone Wolksvagen del 1969, targato MI K8, che si legge “micappotto” e da cui Fester “il cappottatore”. Tutte cazzate ma che danno il segno e la misura dell’atmosfera.

Imprese e titoli

Dopo aver partecipato come membro, attivamente alle vicende dell’HDIC, poi socio del Veteran Car Club e infine all’HOMC del quale diviene consigliere. Ha viaggiato in Grecia, in Olanda e nella repubblica Ceca con lo Shovelhead e la Dyna e poi sul lago di Costanza a Buriswilen, a Vezio con il club di moto inglesi. Ancora con Brigo e Carlo D’Abramo in Austria al Rally Norton e al centro di numerosissimi viaggi ed avventure. Una volta tornando in Italia dal Passo del Bernina, la temperatura scese sotto zero con la neve e arrivati in cima, cominciò a sbraitare dandoci dei matti perchè l’avevamo portato in un luogo apparentemente inaccessibile. Ma è bastato entrare nella baita al caldo e cominciare a sorseggiare vino e trangugiare cibo, che Fester è ritornato Fester. Un unica ed irripetibile “cabeza de perro loco”!

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