La vera storia del The 59 Club

Il leggendario club 59 ha una storia tutta particolare che affonda le radici nell’East Side della Londra anni ’60. Scopritela insieme a noi.

a cura di  Francesco Bucci

Quando pensate ad un club di motociclisti, la “beneficienza” non è certo la prima cosa che vi viene in mente. E se pensate ad un rocker, di certo non ve lo immaginate col colletto da sacerdote. Invece è proprio così che ha inizio il “The 59 Club”, uno dei club più iconici e influenti che il motociclismo ha consegnato alla Storia.

The 59 Club, anche detto “The Fifty Nine” o più semplicemente “The 9“, è stato fondato nel 1958 dal curato John Oates a Hackney Wick, quartiere dell’East End londinese. Nel dopoguerra si trattava di una delle zone più disagiate dell’intero Regno Unito, dove la povertà la faceva da padrone e la maggior parte dei ragazzi vivacchiava grazie a piccoli furti. Quale miglior modo allora per il sacerdote anglicano Oates che fondare un club di giovani per tenerli lontani dai guai? Un club aperto a chiunque volesse iscriversi: ragazzi e ragazze, uomini e donne si avvicinarono all’iniziativa attratti dalle varie attività promosse.

Nel 1962 fu aperta la sezione dedicata alle motociclette, proprio perché gran parte degli iscritti al club erano appassionati centauri. Un fatto che fece scalpore proprio perché la cultura rocker non era ben vista dalla società, che considerava i motociclisti dei vandali e degli scansafatiche, se non proprio dei fuorilegge. Il club prese così a riunirsi con cadenza settimanale presso l’Eton Mission, un locale dotato di ampio parcheggio ed una grossa sala con tavoli da ping pong, biliardi, un jukebox e un’area ristoro. Il club fu portato avanti dal Reverendo Bill Shergold fino al 2009, tanto che in giro per Londra era conosciuto come “The Vic’s Caff” (“il bar del prete”).

59Il logo del club fece il giro del mondo e i suoi membri crearono il mito dei “cattivi ragazzi dal cuore d’oro” che la gente imparò ad amare. Il club contribuì a forgiare lo “stile cafe racers” definendo l’aspetto estetico delle moto e di chi le guidava, insieme alla cultura e al modo di vivere che li circondava.

Nonostante le radici religiose del club, la presenza di sacerdoti in ruoli chiave e il fatto che tutte le “clubhouse” fosse chiese, il Reverendo Shergold affermava fieramente di non utilizzare il 59 per “indottrinare” i giovani. Parlava di religione solamente quando gli veniva chiesto e anche nella lettera di Natale il suo linguaggio era semplice e ironico e amava firmarsi “Father Bill”. Alla messa domenicale erano ben accette moto e motociclisti: non sono rare le foto che ritraggono il pulpito della chiesa del Fifty Nine Club circondato da motociclette, quasi fossero parti del coro.

Il club divenne così famoso che la gente arrivava da tutta la Gran Bretagna per iscriversi e poi aprire capitoli nelle città di provenienza: fra uomini e donne il club cominciò a registrare oltre 250 nuovi membri al mese fino ad aver raggiunto oltre 20.000 soci alla fine degli anni Sessanta. Ancora oggi il club annovera capitoli sparsi in tutto il mondo e mantiene i rapporti con altri capisaldi del movimento rocker come Ace Cafe e Rockers Reunion, promuovendo il proprio stile, ormai classico, anche alle nuove generazioni.

P.S.   Il Fifty Nine Club opera beneficienza dal 1965. La propria mission?
Ovviamente “aiutare giovani motociclisti in difficoltà“.

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