La (piccola) Grande Depressione secondo J. Guttman

“Cash for your car”, San Francisco, 1939

Testo  Francesco Bucci   /    Foto   John Guttman

I “ruggenti anni ’20”, così li chiamano gli americani ancora oggi: “Roaring Twenties“. Gli Stati Uniti escono dal primo conflitto mondiale e riconvertono con successo l’industria bellica in una florida economia di pace. Sono gli anni del boom, del proto-femminismo, della diffusione dell’automobile e delle diseguaglianze sociali mascherate sotto un apparente benessere comune. E’ l’età del Jazz, di Francis Scott Fitzgerald e dell’art decò.
Il mondo beve per dimenticare gli orrori della guerra… e gli riesce piuttosto bene.
Sul finire del decennio arriva però uno dei più grandi drammi della recente storia americana: la Grande Depressione. E’  l’ottobre del ’29 quando crolla Wall Street e tutto sembra finito: la ricchezza, la spensieratezza, lo sviluppo tecnologico arrembante. Poi lentamente, con fatica, senza mai dimenticare del tutto, l’America si rialza.
E’ in questo ambiguo periodo che sbarca negli USA John Gutmann, uno dei tanti ebrei polacchi che lasciarono la Germania nazista al principio delle persecuzioni razziali. Ha studiato da pittore, ma sarà con la macchina fotografica che racconterà l’America degli anni ’30: uno sguardo unico su un Paese grande e contraddittorio.

Mobile, Alabama, 1937

Bicycle of a Mexican Barber, San Antonio, 1937

Early drive-in restaurant, Hollywood, 1935

Le foto di John Guttman sono fortemente influenzate da futurismo e surrealismo, correnti artistiche che la fanno da padrone nell’Europa di inizio secolo. Spesso incontriamo scatti bizzarri: la fa da padrone la “worm’s eye view”, la vista dal livello del suolo, di cui Guttman diventa uno dei primi utilizzatori. Il fotografo polacco ama catturare la vita di tutti i giorni dalla California a New York: una società multiculturale fatta di automobili appariscenti, giovani donne che passeggiano per le strade e cartelloni pubblicitari in stile cartoon.

The Lesson, Central Park, New York, 1936