La più grande (e dimenticata) impresa della storia della vela

Una barca realizzata interamente a mano, un avventuriero incosciente che molla tutto per fare il giro del mondo, un Guinness dei Primati a ricordarlo. E’ la storia di Sergio Testa, la storia di un uomo libero.

a cura di  Francesco Bucci

Il giro del mondo in solitaria in barca a vela è a ragione considerato come una delle esperienze più avventurose che un uomo possa vivere. Non è solo l’elemento del “viaggio” da considerare, della pulsione naturale dell’essere umano ad esplorare, a curiosare dietro l’angolo. Stiamo parlando invece della sensazione che tutto dipenda dalle proprie azioni: la riuscita della spedizione, il raggiungimento di un obiettivo… la propria stessa vita.

Nonostante ancora oggi si tratti di un’esperienza estrema destinata ai soli esperti, lo sviluppo della tecnologia ha reso tutto, se non più facile, più “controllabile”. Materiali più resistenti per scafo e velatura, supporti tecnici più precisi dai radar al GPS, previsioni meteo più affidabili grazie al lavoro dei satelliti. Questo e molto altro ha forse ridotto l’elemento del rischio e la “magia” di questa sfida.

Oggi torniamo indietro nel tempo e raccontiamo la storia di uno che il giro del mondo la fatto senza tante comodità, su una barca costruita con le proprie mani, un italo-australiano chiamato pazzo e diventato eroe.

Sergio Testa parte da Brisbane (Australia) nel 1984 e ritorna nel 1988 dopo aver attraversato 4 continenti e 3 oceani, navigando per oltre 500 giorni in una “vasca da bagno” di poco più di tre metri. La barca di Sergio sembra più che altro un carroarmato: plasmata con chili e chili di alluminio e lamiera, è dotata di 6 compartimenti stagni che la rendono praticamente inaffondabile.

Ma la Acrohc Australis ha ben altri problemi: è pesante e tocca al massimo i 5 nodi, non ha spazio sufficiente per vivere in coperta e viene continuamente piagata da incrostazioni e piccoli incendi. La cosa peggiore è che lo stesso Sergio ha ben poca esperienza nautica e una strumentistica limitata che sa usare a malapena. Tutti a Brisbane pensano che non riuscirà nemmeno ad abbandonare la baia. E’ la mamma a “battezzare” la creazione di Sergio, con italico idioma: “ma che è st’accrocco?”.  4 anni dopo la “Acrohc Australis” torna accolta da una folla festante, ed è Guinness dei Primati per il giro del mondo sulla barca più piccola della storia moderna.

Sergio non vuole battere record, essere ricordato per sempre o chissà cos’altro. Di certo non ha l’esperienza dei tanti navigatori che hanno solcato i mari con queste idee in testa. E’ solo un uomo come tanti ma con una “voglia di Libertà” e indipendenza travolgente. Sergio non ha “fretta” così ne approfitta per attraccare nei posti più sperduti, per conoscere persone, luoghi e culture mai viste prima.

Al primo dei tanti fastidiosi insabbiamenti della sua impresa è questo che grida, fuori di sè dalla felicità “I’m free! I am a free man!”.

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