Armin Adams, la libertà in un click

Testo Nicoletta Rolla                                Foto Armin Adams

Armin, leggo di te: “…l’uomo che sussurra ai gatti, legge manuali di moto, ama la pizza italiana”. Aspetta sono un po’ confusa, chi è Armin?

Tutto questo! (ride, ndr)
Adoro i gatti e loro mi amano molto, mi girano intorno e se ne fregano se ho le mani sporche di grasso quando lavoro sulla mia moto. E poi adoro cucinare. Ho sempre cercato di essere come mio padre, lui è un meccanico ed è sempre stato abile tanto in officina quanto ai fornelli! Penso che preparare un ottimo pasto dia soddisfazione quanto risistemare un vecchio motore.

Come hai iniziato con la fotografia e perché?

Da bambino fotografavo i miei giochi, soprattutto i personaggi di Star Wars, poi mi sono preso una pausa di circa vent’anni e, come in molte situazioni, il caso ha voluto che una mia ex si lamentasse del fatto che non facevo mai fotografie di quello che facevamo insieme. Ho comprato una vecchia macchina fotografica ho iniziato a sistemarla e ho imparato a conoscerla, a “giocarci” insomma è nato un amore.

Da Vienna a Venezia non è un tour europeo, ma un cambiamento drastico; stiamo parlando della californiana Venice, quanto questa nuova realtà è stimolante per il tuo lavoro?

Moltissimo. Le città europee hanno spesso stradine, un sacco di ombra e durante l’inverno si può non vedere il sole per 5 mesi. Qui in California non ci sono scuse, bisogna uscire! Se fossi rimasto in Europa, forse avrei vissuto in Spagna o in Italia. Io sono sicuramente un figlio del sole.

Penso che le tue foto siano davvero “americane”, la prima sensazione che provo guardandole è un senso di libertà, è questa la sensazione che cerchi di esprimere ?

Credo che per un europeo sia facile ottenere questo “american look” in fotografia, la luce del sole è molto diversa in Europa e noi cerchiamo spesso questo ed altri aspetti molto americani che riteniamo davvero cool. Un ragazzo su uno skateboard, un telefono pubblico per la strada, tutta questa roba da film. Per quanto riguarda la sensazione di libertà, beh è quello che ho sempre cercato, do spazio ai miei soggetti, per trasmettere l’idea di assenza di limiti. La libertà è stata importante per me in questi anni così cerco di esprimerla in ogni mio scatto. Odio subire limitazioni.

Pellicola o digitale?

Ho usato per molto tempo la pellicola, oggi diciamo 40% pellicola ed il restante digitale. Credo che i miei colleghi siano d’accordo sul fatto che non fosse semplice con la pellicola, purtroppo.

Parliamo della tua CB, sei un motociclista allora qual è il tuo rapporto con le moto oltre la fotografia?

Ok , la mia Honda CB500T del ‘76 è una puttanella ed è questo che mi piace di lei. Ho cambiato ogni bullone e dipinto tutto a mano. Mi ci sono voluti due anni per ricostruirla. Ora posso guidare ovunque orgoglioso del risultato ottenuto. Ci giro ogni giorno. Quindi direi che il mio rapporto con le moto è complicato (ride, ndr) in fondo sono sempre attratto da quelle che hanno bisogno di un sacco di lavoro! Sto per prendere una Sportster, credo che nascerà una bella storia tra di noi.

Quando e perché hai iniziato a fotografare le moto?

Beh circa cinque anni fa, ho iniziato a fotografarle per prendere ispirazione per la mia moto, poi da li non mi sono più fermato e oggi amo fotografarle nel loro contesto, libere. Quelli che preferisco sono gli scatti on the road.

Quando immortali una moto che cosa vuoi catturare?

Indubbiamente tutto quello che mi colpisce d’impatto, un serbatoio dipinto o uno scarico, ma anche una perdita d’olio mi può affascinare. Le moto non devono essere perfette per catturare la mia attenzione. Anzi direi che preferisco quelle malandate!

Le tue foto sono veramente naturali, spontanee, il tuo stile è così spontaneo…

Sono contento che tu lo dica. In realtà c’è bisogno di molta organizzazione per realizzare uno scatto naturale (ride, ndr). Sono tremendo quando si tratta di istantanee, mi ci vuole sempre un’infinità prima del definitivo “click”.

Dai molta attenzione al paesaggio, ma naturalmente anche alle persone e tutti i dettagli, allora qual’ è il “mix perfetto”?

Penso che se ci sai fare con i paesaggi allora hai un buon occhio anche per tutto il resto, persone e tanto altro. Scegli una bella location e ci inserisci un soggetto, in realtà è molto semplice. Per me il paesaggio conta quanto una persona, è così che cerco di dare la sensazione, a chi guarda la mia foto, di essere li. Credo che si raggiunga il “mix perfetto” quando, togliendo il soggetto, la foto resta comunque interessante.

Qual è il tuo scatto preferito?

Ho realizzato un servizio fotografico per il magazine Iron & Air in cui abbiamo provato alcune foto dall’atmosfera particolare, volevamo rendere l’effetto di un’aria sporca, polverosa, veramente molto polverosa! Abbiamo finito riempiendo sacchi di sporco, però l’esperimento è riuscito! Beh per togliere la sporcizia dalla mia attrezzatura ci sono voluti giorni ma visto il risultato direi che ne è valsa la pena.

C’è qualcuno che ti ha influenzato nel tuo lavoro o che ammiri?

Amo William Eggleston per i suoi colori e la sensazione che trasmettono le sue foto , Danny Lyon e Mike Brodie per la loro integrità ed onestà. Adoro questi ragazzi!

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Moto, moto e ancora moto.

Dove possiamo trovare tutte le informazioni sul tuo lavoro?

Sulla mia pagina Tumblr , arminadams.tumblr.com e visitando il mio sito: http://cargocollective.com/arminadams

Qual è la tua idea di libertà?

Sabato mattina, fuori è caldo, odore di estate nell’aria, prendo la moto e via, attraverso splendidi paesaggi e magari faccio un tuffo in un lago. Un falò con gli amici e poi guardare le stelle prima di dormire in una tenda. Direi che è anche molto romantico, vero?

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