Sogno Nero

Il Vesuvio all’orizzonte e una Street Triple esclusiva tra le mani. Sergio Giordano ci parla della sua ultima Serie Limitata su base Triumph.

Testo Paolo Sormani
Foto Roberto Brodolini

Nera. E ancora nera. Tre volte nera. È un sogno cupissimo quello di Italian Dream Motorcycle, ma bello. Seducente nelle forme e nel progetto. Promettente. La Tripla 0.0 675 è una delle motociclette in serie molto limitata – non più di cinque gli esemplari – che Sergio Giordano ha ideato e compiuto sull’onda della sua Triumph Street Triple personale. Inseguendo il fascino delle tre cilindri inglesi e, in particolare, della lezione di Carlo Talamo, che di non pochi esteti e infatuati delle moto fuori ordinanza è stato maestro di stile e di moto.

«Quando nel 1994 si affacciò per la prima volta sul mercato, ancora con un solo fanale, fu Carlo Talamo a scrivere: è la prima cafe racer dei tempi moderni. Ecco perché ho voluto realizzare una moto ispirata a questo grande personaggio, che pur avendo contribuito creativamente alla nascita della Speed Triple, per la maggior parte dei motociclisti sotto i 40 anni è sconosciuto», racconta Giordano.

Napoletano, 42 anni, il patron di Italian Dream Motorcycle è uno di quei personaggi ai quali la funzione della poltrona sembra sia sconosciuta. Dopo aver fatto per anni la spola fra Italia e Indonesia importando mobili di antiquariato etnico e arte tribale, Giordano ha aperto a Napoli, la città dello street food per eccellenza, la catena di sushi bar di successo Jorudan. È il nome di una fermata del metrò di Tokyo, ma ricorda il suo cognome e sta portando grandi soddisfazioni, se è vero che «nel 2013 Jorudan è stato definito il miglior sushi bar al mondo fuori dal Giappone».

Sergio Giordano è anche agente e amico dei piloti Riccardo Russo e Raffaele De Rosa, pilota di Althea Racing in World Superbike e dominatore della Superstock 1000 FIM Cup del 2016. È lui al manubrio della Tripla 0.0 in queste immagini scattate fra il lungomare di Napoli, i curvoni panoramici di Posillipo e l’area post industriale dell’acciaieria di Bagnoli. È dalla sfera dell’arte tribale che è nata l’idea di proporre a una clientela ricercata le collezioni di moto non tanto custom e in esemplare unico, ma costruite con metodo artigianale e in piccola serie. Come la Suzuki Lucky Legend 1200 e, appunto, la Tripla 0.0.  Così, a guardarla, sembra sia stata intinta in un enorme fusto di smalto nero. L’effetto ottico della semicarena e del total black sembra distaccare l’avantreno e il retrotreno dal corpo centrale, tanto la linea è essenziale.

È una Street Triple che ha la statura di una Speed, ma bastano pochi metri al manubrio per rendersi conto che è completamente diversa per ciclistica e posizione di guida, per le ridotte dimensioni del serbatoio e il diverso piano di seduta della sella. E comunque non è solo un effetto della semicarena: il retrotreno è della Speed 955, adattato con due piastre ricavate dal pieno. Oltre a donare slancio estetico, rende la Tripla 0.0 più stabile e precisa nelle traiettorie rispettando le quote della carta di circolazione. E, attenzione, la trasmissione finale è a cinghia.

«È una parte speciale che arriva dal mondo racing, così come il know-how e i tecnici specializzati che lavorano con Italian Dream Motorcycle. In fondo le corse sono sempre state un mondo ad alto tasso di artigianato». Un mondo che conosce piuttosto bene, dato che collabora con il Team Pedercini Racing S-C Project nella gestione del Team Superbike. Come il monobraccio, la cinghia è una modifica dinamica che migliora e rende più elastico il carattere un po’ brusco della Street Triple 675. Ora i 106 cavalli si scaricano sulle ruote con maggiore fluidità. E fluide è un aggettivo che si addice anche alle linee.

«Quasi tutti i customizzatori che lavorano sulle Triumph si concentrano sull’estetica della Bonneville, io invece sono sempre stato innamorato delle naked tre cilindri e preferisco concentrarmi sul loro comportamento dinamico». Più belle, più veloci, fatte a regola d’arte. Con gli uomini giusti al posto giusto. Oltre che fondatore e stratega di Italian Dream Motorcycle, Giordano è quello che ne decide il design e la scelta della componentistica. Dà impulso e segue i progetti. Non è un meccanico di formazione, quindi non teme di essere sminuito nei confronti del mondo dei customizzatori. Ai quali non appartiene, perché la Tripla 0.0 (così come gli altri modelli) contempla un grado di personalizzazione limitato alla variante Competizione, che monta componentistica griffata racing e si distingue per la ciclistica color oro.

«Anche Winston Yeh di Rough Crafts, che è uno dei miei riferimenti, si limita al design e alla direzione creativa per affidare il resto a fornitori di fiducia. Fatte le debite proporzioni e in tutta umiltà, neppure Enzo Ferrari costruiva le sue Formula 1… I team di collaboratori cambiano a ogni progetto, per rendere ognuno diverso dall’altro». Nel guardare la Tripla 0.0 si notano sciccherie come lo scarico a tre vie ricavato dal pieno sotto il motore e la carrozzeria in alluminio, anche se non sembra. Un fattore che marca la differenza e delinea il cliente ideale di Italian Dream Motorcycle, che secondo Sergio Giordano dovrebbe essere di cultura motociclistica medio alta, spiccato gusto estetico, esperto ed esigente quanto basta per saper cogliere la differenza di un lavoro ben fatta.

Ad EICMA 2019 vedremo la nuova Tripla 0.0 R, che sarà vestita di fibra composita grazie alla collaborazione con Accossato. Nell’attesa, Italian Dream Motorcycle proporrà la sua linea di caschi, guanti, accessori e abbigliamento dedicato. Un’altra sinergia, quella con Italian Independent, produrrà gli occhiali Triple 0.0 con lo stesso design futuristico e marcato dalla tecnologia. Decisamente non sa stare fermo, Giordano. «Il mio punto d’arrivo è quello di diventare un costruttore di piccole serie. Nella vita ho imparato che nulla è impossibile».

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