Ducati 916 Follia

Novecentosedici Follia, un nome azzeccato per una singolare cafe racer ramata.

Moto Guzzi V7 Six Days Max-Moto

La base di partenza per questa sfida innovativa è una glamour Moto Guzzi V7 Six Days, ma all’Atelier Meccanica Max-Moto impiegano solo due giorni per renderla special e decisamente proiettata verso l’asfalto.

Triumph Bonneville ‘Sturm Und Drang’

Dalla versione “RossoConero” alla “Sturm und Drang”. Una realizzazione che mira ad esaltare l’istinto e la passione di Frankie attraverso la rottura della convenzionalità, proprio come il movimento.

Tempera e deserto – Conrad Leach

Osannato in Giappone, rinomato in Inghilterra e ammirato negli States, Conrad Leach è uno di quelli che l’ispirazione la trovano per strada, aggredendola a colpi di gas a bordo degli unici mezzi in grado di appagarlo appieno: le moto.

Sunride 2014

A fine luglio un circo unico e rumoroso ha messo le tende a Pesaro per una 48 ore di musica e motori: ecco com’è andata

Testo Jeffrey Zani / Foto Marco Trionfetti

Il Kawasaki Z400 cafettizzato sì. Il GS con la sella che odora ancora di concessionaria no. Il Guzzi V7 sì. La Vespa PX del ’97 forse. Anzi no. A selezionare i modelli che possono accedere al parco moto del SunRide di Pesaro, la kermesse allestita per celebrare gli arditi che fanno della motocicletta uno stile di vita, è Marco Filios, uno dei cinque intraprendenti che hanno unito intelletto e sudore per creare una due giorni di “motorcycles, music and good vibrations”, come recita il volantino dell’evento echeggiando i Beach Boys. E’ lui a verificare che il dress code dei pellegrini arrivati nella punta Nord delle Marche non stoni con il tema della rassegna, fra un sorso di birra e una chiacchiera: «Questo è un raduno per moto speciali, collocato in una città speciale – racconta mentre accoglie una Triton con un inchino – perché la storia delle due ruote è strettamente legata a Pesaro».
Niente di più vero. Qui, all’alba del secolo scorso, fu fondata la Benelli, alla quale va riconosciuto il doppio merito di aver dato un mezzo di trasporto a parecchi italiani e di aver portato il tricolore ai vertici del Motomondiale investendo su talenti come Renzo Pasolini, il rivale storico del 15 volte iridato Giacomo Agostini, e Kel Carruthers, campione del mondo della 250 nel 1969. Dai litigi della famiglia (la Benelli era gestita da sei fratelli) nacque poi la Motobi, un altro marchio di lustro della città, così come la Morbidelli, guidata ai suoi esordi nelle corse da un certo Enzo Lazzarini, che non manca l’appuntamento con il SunRide e passeggia incuriosito fra le special in esposizione sul Molo di Levante, con l’acqua a portata di tuffo e la spiaggia a due passi. «Il nostro scopo – spiega Marco – è raccogliere sia i puristi delle moto d’epoca, sia i ragazzi che si dedicano alle personalizzazioni nei loro garage. Secondo me ci stiamo riuscendo».
Fra gli espositori si notano personaggi venuti da tutto lo stivale, come il duo romano di Emporio Elaborazioni Meccaniche, che ha iniziato la giornata con una brutta sorpresa: «Prima di partire ci siamo accorti che la parte anteriore del nostro carrello si era dissaldata. Abbiamo rimediato con un paio di staffe di ferro e qualche bullone». Poco più in là trafficano i modenesi di El Grippo, che si dedicano monotematicamente alle Vespe Piaggio. In esposizione hanno tre esemplari rivisti nella scocca e ritoccati nella cilindrata, mentre alle loro spalle campeggia il logo dell’officina: «Abbiamo scelto questo nome perché il grippaggio è qualcosa con cui hanno avuto a che fare tutti i veri vespisti. E’ il nostro minimo comune denominatore». Da La Spezia sono arrivati i ragazzi delle Officine Sbranetti (il loro GS, che sembra gonfiato dagli steroidi, ha fatto il giro del web), da Forlì il trio di Bottega Bastarda (il culto del dettaglio è nel marchio tagliato al laser applicato sui loro serbatoi), da Ravenna i martellatori di Vibrazioni Art Design, che plasmano le vesti delle loro creazioni riciclando barili di latta di utilizzo «petrolchimico o alimentare». Nascono così una Morini 350 Kanguro dalle spigolose linee marchiate Castrol e una ex Ducati SS 350 del ’92 rimodellata in forme morbide e rotonde sotto lo storico bollino delle banane Chiquita. Roba da buongustai. Come la NineT trasformata da Roland Sands in un tributo alle BMW R90S degli anni Settanta, alle quali si è ispirato nelle fattezze e nella livrea dall’arancione dominante che fa pendant con le tinte del tramonto.
Poi il sole va giù e iniziano le danze. Sul palco scatta l’esibizione dei The Last Killers, assodati per ammazzare la serata con un rock n’ roll caldo e valvolare, mentre sotto ai tendoni degli espositori le bevande annullano le inibizioni e le pedivelle di avviamento iniziano a scendere più o meno precise sotto agli stivaletti di pelle, le valvole a ballare e i motori a cantare. Smartphone sfoderati per riprendere burnout ed evoluzioni varie, strilli di incitamento e manate di gas al limite del fuorigiri. I ‘saggi’ che assistono alla scena mostrano qualche perplessità, ma i collettori di scarico incandescenti, di notte, diventano il simbolo rosso e vivo di una serata da immortalare con una foto ricordo. E allora «lasciamoli fare, tanto sono giovani, ma prima sarebbe meglio scaldarle, altrimenti si rovinano», balbetta un autoctono. C’è anche lui nella folla che popola il molo: ventenni che più hipster non si può, mamme con il biberon in mano, adolescenti con la minigonna inguinale, papà con il passeggino che non resistono all’occhiatina. Tutti insieme appassionatamente. Con passione. Nella città della passione.
Le saette avvistate in mare sono così spettacolari da sembrare proiettate da un documentario di National Geographic, ma rafforzano anche le previsioni dei meteorologi. Per il secondo giorno del SunRide è prevista acqua a secchiate, che arriva puntuale a guastare la festa. Dietrofront obbligato per gli espositori e concerti ricollocati al chiuso. Zuppi e beffati, ci si dà appuntamento al 2015 per il tris. Con più Sun, tanto Ride e meno rain.

Laverton

Laverton

Telaio Norton Featherbed Wide Line + motore Laverda bicilindrico monoalbero settecinquanta = Gran Moto!

Wheels And Waves 2014

Wheels and Waves 2014

Come riassumere il Wheels and Waves? Beh è…l’evento! Una conferma.

Testo Nicoletta Rolla / Foto Merry Michau

Come ogni anno l’adrenalina è a mille all’idea di incontrare tutti lì, amici che arrivano da ogni angolo del mondo per condividere la stessa passione partecipando a questo “viaggio spirituale” che ha come meta Biarritz. Il famoso faro domina l’oceano, sotto le moto e quanto di più cool si possa desiderare.

Le novità sono tutte qui. C’è un senso di fratellanza che unisce i partecipanti, l’amo- re per le moto che è necessità di condividere, di scambiarsi idee, confrontarsi, imparare e riempirsi gli occhi di meraviglie. È, Biarritz, il luogo perfetto per scovare le tendenze.

Wheels and Waves significa stile, innovazione, tecnica e un po’ di follia. I Southsiders l’hanno capito e hanno riunito tutti sotto questo faro,  un grande gruppo di amici, che sono motociclisti, customizzatori, designers,  grafici, fotografi, meccanici, artisti, uomini e donne (tante donne!) che amano le moto e tutte le emozioni che riescono a dare.

Conerock 2014

Conerock 2014


Per il terzo anno consecutivo si celebra la reunion italiana più importante per il mondo modern classic Triumph: tre giorni di moto, musica e divertimento puro sulla splendida costa del Conero.

Testo Marco Montanari / Foto Organizzazione Conerock

Sono tre anni che sentiamo parlare di questo ConeRock, e pur volendo, non abbiamo avuto la possibilità di partecipare alle passate edizioni. Questo era l’anno buono, non ce lo saremmo mai e poi mai lasciato scappare. Le aspettative non sono state deluse. Abbiamo voluto aspettare di decantare l’esperienza per scriverne. Ma andiamo per gradi e raccontiamo cosa è successo in questi tre giorni di moto, amicizia e divertimento. Giunto alla terza edizione il ConeRock è una Reunion a “porte aperte” che raccoglie con stile, tutte le principali realtà italiane di forum modern classic Triumph: Bicilindrici Frontemarcia, Bonnie Coratella, Cafe Racer Genova, Banda Bonnisti, North Circular, Cani Sciolti. Prende il suo nome dalla coniugazione della spettacolare cornice del promontorio del Conero, luogo in cui si svolge l’evento, e lo spirito rock ‘n’ roll che anima i tre giorni dal 6 all’8 Giugno, dove un’ondata di appassionati ha potuto condividere le proprie passioni. Belle moto, musica, voglia di stare insieme e condividere la stessa strada. Frankie, Masa, Diego e Ceva, gli organizzatori, si sono impegnati come non mai, per far vivere a tutti una tre giorni da ricordare per sempre. Si arriva il venerdì, tutti alla spicciolata, ognuno coi suoi tempi i suoi chilometri percorsi e le sue curve di strada srotolate fino a Sirolo.
Alcuni prima , altri più tardi, altri ancora arriveranno solo il sabato. Un andirivieni di moto, echi lontani di sgasate, risate animano le strade del promontorio sin dal pomeriggio. Si riabbracciano vecchi amici che non si vedono da tempo, si scrutano curiosi nuove moto mai viste, nemmeno in foto. Si drizzano le orecchie quando il rombo di una marmitta aperta fa eco dall’orizzonte: un altro amico sta arrivando. E così si continua fin quando la sera cala e ci si ritrova tutti al British Garage, per il primo appuntamento della tre giorni: il festone gentilmente offerto da Ryan e Giovanna, i proprietari del nuovo spazio a Sirolo dedicato alla cultura Cafe Racer e a tutti coloro che portano dentro di sé lo spirito indomito del rocker. Il locale è grande, ottimamente rifornito di abbigliamento e accessori vintage ed è arredato con gusto e stile. Sono i dettagli a fare la differenza e qui nulla è lasciato al caso. Sul retro è allestito un palco, una band comincia presto a suonare. Un spinatrice a pompa è a disposizione degli ospiti per una perfetta British Ale.
Fuori intanto, tutte le moto si dispongono in fila e già così, anche se le adesioni non sono ancora complete, il colpo d’occhio è notevole. Il piazzale è gremito di moto, la gente straborda, da dentro il locale arriva rock ‘n’ roll a manetta. Intanto la birra scorre a fiumi, la porchetta è affettata con vigore e sbranata con fame atavica. Si ride, si beve e si fa casino, si ammirano le belle special in fila, si trovano i difetti di alcune, ci si esalta per i particolari di altre. Alcuni approfittano del negozio per fare acquisti. Insomma la serata scivola veloce e ci si ritrova alla fine con ancora la voglia di stare in giro. Ci ritroviamo tutti quanti in chiusura di serata, senza nemmeno rendercene conto, in moto, ad invadere la piazzetta in centro a Sirolo. I turisti ci guardano tra lo stupito e il divertito, noi tutti gli portiamo un po’ di scompiglio ed il ricordo di una serata diversa dal solito gelato in piazzetta.
Il sabato è il giorno della scannonata. Partenza alle 10.00. 76 le moto contate a far benzina al distributore. Nessuna con gli scarichi originali. Il frastuono in partenza scalda il cuore. La passeggiata si snoda tra le splendide colline marchigiane: le curve si inanellano una dietro l’altra, si sale, si ridiscende, alcuni si disperdono in mezzo ad un borghetto medievale, altri amici si uniscono al serpentone colorato. C’è chi tira il collo alla propria motoretta, chi si gode placido il paesaggio. Succede così che, a fine mattinata, diventiamo 100 moto ed oramai affamati, puntiamo spediti in direzione Jesi, al Rugby Club, dove ci aspetta il pranzo. Il pomeriggio è libero e si rientra a Sirolo per rilassarsi un po’ in vista della serata: sabato non è solo moto ma è anche il giorno del grande party a bordo piscina al Golf Club di Sirolo. Chi va al mare chi si rilassa delle fatiche degli ultimi due giorni, fatto sta che arriva la serata tanto attesa da tutti, la festa clou della manifestazione. Si parcheggia tutti a bordo piscina, centinaia di belle moto disposte su più file fanno da cornice alla serata. Non bastano due lati della grande piscina per contenerle tutte; gli ultimi arrivati, dovranno accontentarsi di lasciare la propria bella all’ingresso. Tra tutte le moto però ne spicca una, quella presentata per l’occasione da Lorenzo di FMW. La sua Efesto tutta in alluminio ci ha lasciato, a dir poco senza parole sia per la qualità del lavoro che per l’impatto visivo. Non ci soffermiamo di proposito nella descrizione di questo fine oggetto meccanico. Penso che dovremo dedicarle uno spazio dedicato per non svilire il tutto con una descrizione frettolosa.
Poi la festa parte, qualche piccolo intoppo sulla cena, ma nulla che possa sminuire le cose. Alla fine si mangia, si ascoltano le band che si susseguono sul palco, Jack Rabbit Trio, Coratella Blues Band, Blues Up. Si tracannano 180 litri di birra, si balla e si assiste sgomenti allo show portato in pista dai CRGini. Poi si continua a far festa, in goliardia, fino a tardi. Si rincasa chi più dritto, chi meno. Ma tutti, alla fine, contenti. Tanto che una volta rientrati all’ovile, sono in molti quelli che non hanno voglia di dormire e decidono di attardarsi in compagnia, tra una battuta e l’ennesima birretta. La domenica mattina, incuranti della “nottataccia” passata, si sentono già dalla prima mattina, motori che rombano frenetici, smaniosi di ripartire. Ci si ritrova con le palpebre a mezz’asta per far colazione assieme, come sempre coccolati dall’organizzazione sempre presente. Si regolano gli ultimi conti, si salutano i nuovi e i vecchi amici e poi di nuovo tutti per la loro strada, tutti col desiderio di ritornare presto. Credevo, prima di viverlo di persona, che col passare degli anni il ConeRock potesse trasformarsi in un business, credevo che quest’anno, visto l’aumentare delle adesioni, l’evento si sarebbe orientato verso il commerciale. Mi sbagliavo. La passione degli organizzatori e il loro spiccato gusto per il bello ha mantenuto, e sono sicuro che manterrà nelle prossime edizioni, questa manifestazione genuina e incontaminata dalle logiche del profitto. La passione vince. Ancora una volta!